Un amore così fragile, così violento: quando Leros Pittoni approdò al cinema dalle Eolie

Un amore così fragile, così violento: quando Leros Pittoni approdò al cinema dalle Eolie


Le isole Eolie sono state spesso scenario cinematografico, tuttavia, i film che possono definirsi autenticamente eoliani sono davvero pochi. E’ sicuramente il caso dei film Vulcano e Stomboli, sui quali si è scritto e parlato per anni a causa della querelle sentimentale fra Roberto Rossellini, Anna Magnani e Ingrid Bergman. C’è anche un altro film che ai più sarà invece sconosciuto, un Amore così fragile, così violento. Il film è stato diretto nel 1973 da Leros Pittoni che trasse il soggetto dal suo omonimo romanzo, interamente ambientato e girato a Lipari. A quegli anni Pittoni era un noto ingegnere e scrittore, autore di alcuni romanzi di successo come: Tante sbarre e Una di troppo, ma fu con questo romanzo che volle tentare la strada della regia. Il film racconta la storia di Gepo, un architetto (Fabio Testi), che abbandona la vita convulsa e consumistica della grande città per ricercare il contatto con la natura, sbarcando a Lipari. Gepo si procura da vivere dipingendo e vendendo le sue opere ai turisti, ed è qui che incontra Assunta (Paola Pitagora), donna sola che deve badare a un figlio malato di poliomelite perché il marito si trova in carcere. Gepo e Assunta s’innamorano, ma i due, nonostante le chiacchiere della gente, non vanno oltre l’amicizia. Invece, Ruzzo, cognato di Assunta, approfitterà di lei davanti agli occhi del figlio che ne resterà traumatizzato. Carmelo, marito di Assunta, avvertito per lettera, evade dal carcere per vendicarsi del fratello, ma durante una zuffa sarà lui a trovare invece la morte. Anche Assunta muore, dissanguata durante un aborto clandestino per liberarsi del bambino generato dallo stupro di Ruzzo. Del duplice omicidio sarà sospettato l’innocente architetto, scarcerato solo dopo la confessione del vero assassino. Gepo vorrebbe lasciare l’isola ma alla fine rimane per aiutare il figlio di Assunta, ormai orfano e bisognoso di cure, e lavorando presso una cava di pomice riscatta la propria dignità agli occhi degli abitanti di Lipari. Il film di Pittoni crea un legame viscerale con questi luoghi e la sua gente, evidenziando il conflitto tra società consumistica e il primitivismo dell’isola. Di lui ha detto la pittrice Fiamma Zagara: “ Ho così scoperto uno scrittore diverso dal documentato e acuto saggista che conoscevo, un Leros Pittoni profondo conoscitore di tutte le corde dell’animo umano, abilissimo nel dipingere ogni momento, dal più crudo al più doloroso, con una variegata tavolozza di colori non meno forti e appassionati che si ritrovano nelle mie opere, forse perché entrambi ci siamo ispirati alle magnifiche atmosfere di un’isola del nostro sud e forse anche perché non si può non essere d’accordo con la suggestiva citazione di Hermann Hesse Il principio di ogni arte è l’amore, come la vita stessa.”

di Melissa Prota
 



Data notizia: 17/03/2015

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Leros Pittoni - cinema Eolie - amore - fragile - violento -



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