<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1"?><rss version="2.0"><channel><title>News dalle isole eolie lipari</title><description>Notizie da lipari e dalle isole eolie in tempo reale</description><link>http://www.lipari.biz</link><language>it</language><item><title><![CDATA[Porto Rico]]></title><description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/puerto_rico_baci_al.jpg" width="100" alt="Porto Rico" /><br />Eccola l&igrave; Porto Rico: tra la Repubblica Dominicana  e le Isole Vergini, ha un proprio governo, ma &egrave; territorio degli Stati Uniti d&acute;America. E si respira eccome l&acute;aria statunitense, molto pi&ugrave; di quella caraibica, che ho trovato solo nella piccola isola di Culebra e in qualche quartiere lontano dalla capitale.
La capitale &egrave; San Juan, molto carina, caratterizzata da romantici balconi in ferro battuto, dalla fortezza, da forti minori e vecchie mura che ne raccontano la storia, e da stradine arrampicate e piene di locali, che (ahim&egrave;) chiudono presto, a differenza delle aspettative.
E che dire della salsa?
Noi italiani partiamo ed arriviamo l&igrave; col mito dei balli latinoamericani, ma in realt&agrave; - come in Italia il liscio - quelle danze sono ballate nelle balere da gente non pi&ugrave; giovanissima, che - come tutta la popolazione locale -  ingrassa troppo e troppo presto. E io che mi aspettavo tante J. Lo&hellip;
Ma la bellezza della gente si trova anche nel sorriso e nella disponibilit&agrave;, e i portoricani dagli occhi giallo-verde ne abbondano, sia dell&acute;uno che dell&acute;altra; sono infatti sempre sorridenti e gentili con il turista, curioso di conoscere quest&acute;isola.
Per concludere con le attese disilluse&hellip; quello che proprio non mi aspettavo &egrave; la presenza di incredibili centri commerciali, grandi e ben forniti outlet, che offrono il meglio della moda casual americana a prezzi davvero competitivi. 
Ma non si va a febbraio ai Caraibi per fare il bagno in acque cristalline e  per abbronzarsi al sole invernale, che in Italia arriver&agrave; tra qualche mese?
Si, quindi eccomi a Luquillo, la spiaggia famosa per la impressionante lunghezza e per i chioschi di bibite e roba da mangiare, numerosi e numerati, ma inavvicinabili per noi italiani schizzinosi&hellip;
Luquillo effettivamente &egrave; una bellissima spiaggia, ma il mare &egrave; pieno di alghe.
Un bagno strepitoso si fa invece a Culebra, piccola isola dell&acute;isola, raggiungibile in battello o in aeroplano. Una volta approdati o atterrati al porto di Culebra, in pochi minuti si arriva, con un pulmino allegrissimo (rigorosamente dotato di musica latinoamericana ad altissimo volume), nella mitica spiaggia chilometrica bagnata dal mare dai colori stupefacenti e arricchita dalle palme pi&ugrave; magre e alte che abbia mai visto.
Questo lido di rara bellezza vale il viaggio, ma preparatevi ai ritardi caraibici dei mezzi di trasporto e non andate sull&acute;isola nei giorni di festa, perch&eacute; viene presa d&acute;assalto anche dagli autoctoni. In due parole non fate come ho fatto io, che sono andata a Culebra il 15 febbraio, festa nazionale per il presidente degli Stati Uniti d&acute;America.
Una soluzione alternativa alla giornata &egrave; sicuramente quella di fermarsi due notti, magari a dormire proprio in riva al mare, dove ci sono dei piccoli alloggi tanto deliziosi quanto selvaggi, che a noi cittadini darebbero la sensazione di essere dei naufraghi fortunati, momentaneamente lontani dal caos e cullati dal rumoroso silenzio del mare.
La flora della Isla del encanto &egrave; strepitosa e molto varia, nell&acute;interno c&acute;&egrave; una meravigliosa foresta, un &quot;must&quot; del viaggio: la foresta pluviale di El Yunque, che fa parte dei parchi americani e si trova in territorio montuoso, quindi &egrave; incredibilmente verde. Il percorso si snoda lungo la 191, un&acute;unica strada tutta curve. Tanti i punti comodamente raggiungibili percorrendo solo pochi passi, dopo aver parcheggiato l&acute;auto. Uno di questi &egrave; la Catarata la Coca, che con i suoi trenta metri &egrave; la vetta pi&ugrave; alta del parco. 
La torre Yokahuc offre una eccezionale vista sul parco, che arriva fino a Luquillo e alle isolette ad est. Posteggiata l&acute;auto, si prosegue a piedi lungo un sentiero immerso nel verde fino ad  un raggio di sole che illumina la Catarata de la Mina, una cascata circondata da piante e fiori, che termina in un laghetto azzurro, dove si pu&ograve; fare il bagno: giungla e cascata sono un ricordo indelebile.
Ammirata e menzionata la flora isolana, non si pu&ograve; non sottolineare la bellezza e la ricchezza della fauna di Puerto Rico, dove personalmente ho incontrato numerosi iguana, ma purtroppo non ho mai incrociato la rana  coqu&igrave; (un piccolo anfibio notturno che emette una nota acuta come una cantante lirica), l&acute;animale pi&ugrave; famoso dell&acute;isola, simbolo stesso del territorio portoricano, che invece ho ammirato solo in marmo!
Lingue ufficiali dell&acute;isola sono lo spagnolo e l&acute;inglese; ovunque i ristoranti in cui servono tipiche zuppe locali, ma anche fastfood e casin&ograve; per giocare e trascorrere le serate; &egrave; necessaria la macchina per essere indipendenti e girare la isla, ma servono pazienza e buena vista per capire le strade dell&acute;isola: anche il centro citt&agrave; &egrave; indicato male e facilmente ci si perde.
Ma Porto Rico &egrave; anche altro: pittoresche le citt&agrave; di Ponce e San German, interessanti i siti archeologici di Caguana e di Tibes. Porto Rico per&ograve; per me &egrave; stata soprattutto la nascita di un&acute;amicizia. Che poteva nascere anche  a Viterbo o a Messina, ma io ho conosciuto Raffaella a Puerto Rico! 
]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=9105]]></link><pubDate><![CDATA[Wed, 10 Mar 2010 16:12:11 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[9105]]></idnotizia><category><![CDATA[8 ]]></category></item><item><title><![CDATA[La locandiera]]></title><description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/eliseo_biz.jpg" width="100" alt="La locandiera" /><br />Il regista Pietro Carriglio torna sulle scene con 'La locandiera' di Goldoni, esemplare congegno teatrale sulle vanit&agrave; e i vizi del XVIII secolo, e non solo... La storia racconta la quotidianit&agrave; di Mirandolina, un'attraente e astuta giovane donna che gestisce a Firenze, con l'aiuto del suo cameriere Fabrizio, una locanda ereditata dal padre. La donna viene costantemente corteggiata da ogni uomo che frequenta la locanda, in modo particolare dal Marchese di Forlipopoli, un aristocratico decaduto che ha venduto il prestigioso titolo nobiliare, e dal Conte d'Albafiorita, un mercante che, arricchitosi, &egrave; entrato a far parte della nuova nobilt&agrave;. I due personaggi rappresentano gli estremi dell'alta societ&agrave; veneziana del tempo. Il Marchese, avvalendosi esclusivamente del suo onore, &egrave; convinto che basti la sua protezione per conquistare il cuore della bella. Al contrario, il Conte crede di poter avere l'amore di Mirandolina cos&igrave; come ha acquisito il titolo, le fa infatti molti e costosi regali. L'astuta locandiera, da buona mercante, non si concede a nessuno dei due, ma lasciando ad entrambi l'illusione di una possibile conquista. L'arrivo del Cavaliere di Ripafratta, un aristocratico altezzoso e misogino incallito, sconvolge il fragile equilibrio instauratosi nella locanda. Il Cavaliere, ancorato alle sue origini di sangue blu e lamentandosi del servizio scadente, detta ordini a Mirandolina e cerca di mettere in ridicolo il conte ed il marchese per essersi abbassati a corteggiare una popolana. Mirandolina, ferita nel suo orgoglio femminile e non abituata ad essere trattata come una serva, si ripromette di far innamorare di lei il Cavaliere. Sarebbe questo il suo modo di impartirgli una lezione. L&acute;epilogo di una delle pi&ugrave; famose opere goldoniane lo conosciamo tutti, ma andiamo ad applaudire Galatea Ranzi, Luca Lazzareschi, Sergio Basile, Luciano Roman e Nello Mascia diretti da Pietro Carriglio. All&acute;Eliseo dal 16 al 28 marzo.]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=9098]]></link><pubDate><![CDATA[Wed, 10 Mar 2010 11:01:27 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[9098]]></idnotizia><category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item><item><title><![CDATA[Caravaggio]]></title><description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Caravaggio" /><br />Una mostra dedicata al &quot;genio lombardo&quot; in un'ottica radicalmente innovativa e aggiornata. In questi ultimi anni ricerche, studi ed interventi sulle vicende biografiche e artistiche di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio hanno confermato l'universale e crescente interesse intorno all&acute;arte del pittore e al suo ruolo cardine all'interno della storia dell'arte degli ultimi quattrocento anni. E' questo  il clima in cui &egrave; nata l'idea di una nuova e ambiziosa esposizione. Una mostra lineare ed emozionante, immaginata secondo un criterio assolutamente rigoroso, presentata al pubblico in un percorso incentrato sulle opere &quot;capitali&quot;, le sole opere di Caravaggio storicamente accertate. La scelta di privilegiare l'autografia sicura dei dipinti ha portato a escludere la produzione riferita alla sua &quot;bottega&quot;. Il risultato finale &egrave; un percorso coerente e rigoroso che proietta una nuova luce sui diversi momenti del sofferto iter evolutivo del linguaggio di Caravaggio: un cammino emozionante e cristallino che depura ed esalta l'eccezionalit&agrave; e unicit&agrave; della sua opera. In mostra opere tra le pi&ugrave; rappresentative dell'artista lombardo come la Canestra di frutta (fiscella) dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, il Bacco dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, Davide con la testa di Golia dalla Galleria Borghese di Roma, I musici dal Metropolitan Museum di New York, il Suonatore di liuto del Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, l'Amor vincit omnia dallo Staatliche Museum di Berlino e altri capolavori dai pi&ugrave; importanti musei d'Italia e del mondo; una sorta di omaggio all'unicit&agrave; dell'opera di Caravaggio proprio nell'anno dedicato alle celebrazioni per i quattrocento anni dalla morte del maestro lombardo. La mostra delle Scuderie del Quirinale si pone, quindi, come un nuovo momento di riflessione, un'occasione unica per penetrare l'essenza dell'arte del pittore &quot;terribilmente naturale&quot;, il suo rivoluzionario e sbalorditivo criterio di naturalismo, la sua ostinata deferenza al vero, non riducibile a schemi e a scuola, solitaria nella sua grandezza e poesia. Fino al 13 giugno prossimo. Da non perdere.

]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=9068]]></link><pubDate><![CDATA[Mon, 08 Mar 2010 11:48:05 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[9068]]></idnotizia><category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item><item><title><![CDATA[Ford Ranger]]></title><description><![CDATA[GROTTAMMARE &mdash; La Ford presenta sul mercato nazionale l&acute;ultima serie del suo pick-up, il Ranger. Il veicolo tedesco &egrave; equipaggiato con 2 motori diesel common rail TDCI (2500 da 143 cv  e 3000 da 156 cv), nelle varianti di carrozzeria Chassis, Super Cab, Doppia Cabina, negli allestimenti XL, XLT, XLT Limited. Esteticamente il Ranger si presenta come un veicolo dalle forme muscolose e massicce che denotano la robustezza del prodotto made in Ford. Importante &egrave; il frontale dove i grandi gruppi ottici fanno da cornice alla imponente mascherina lucida. Mentre il posteriore si caratterizza per la presenza dell&acute;ampio cassone, il cui portellone &egrave; elegantemente incorniciato da gruppi ottici trasparenti, che danno una nota di sportivit&agrave; al mezzo tedesco. Salendo a bordo del Ranger ci troviamo davanti a un veicolo che nella sua linearit&agrave; interna esprima la raffinatezza e il gusto per l&acute;eleganza non ostentata tipica dei modelli Ford. La qualit&agrave; dei materiali usati &egrave; buona, come buono &egrave; l&acute;assemblaggio interno. Andando ad addentrarci pi&ugrave; nel dettaglio, molto bella risulta la consolle centrale di color alluminio dove troviamo ordinatamente disposti i comandi radio e clima. Ben fatto &egrave; anche il quadro strumenti, completo di tutto e ben leggibile. Il Ford Ranger provato &egrave; stato il 2500 TDCI Doppia Cabina XL da 27400 &euro;. Il Ranger &egrave; un veicolo studiato per essere il giusto mix fra un veicolo da lavoro e un veicolo per il tempo libero. Ci&ograve; &egrave; permesso grazie alla presenza di un ampio cassone posteriore che permette il carico di oggetti voluminosi e ingombranti in tutta sicurezza. La versione provata presenta, come tutta la gamma Ranger, la trazione integrale 4WD con marce ridotte, che permette l&acute;uso del Ranger anche su terreni accidentati e ne fa un veicolo anche per uso fuoristradistico. Su strada il pick-up tedesco si comporta in maniera egregia: &egrave; molto maneggevole e facile da guidare nonostante la mole non proprio da utilitaria. La guida rialzata permette un ottimo controllo della strada e di ci&ograve; che accade attorno al veicolo. Infine spazio al motore. La versione guidata monta il motore diesel common rail 2500 da 143 cv. Questo propulsore risulta notevolmente elastico e molto brillante, e secondo me, non &egrave; per nulla sotttopotenziato rispetto alla mole del veicolo. Inoltre &egrave; un motore silenzioso che fa sentire il suo brio e la sua potenza, permettendo un uso del Ranger su tutti i terreni, da quelli accidentati (grazie alla trazione integrale 4WD) a quelli asfaltati. Infine ecco i prezzi: si va da 23500 &euro; del Ranger 2500 TDCI Chassis XL fino a 36500 &euro; del 3000 TDCI XLT Limted Automatico (Diesel).


Bruno Allevi
]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=9060]]></link><pubDate><![CDATA[Sun, 07 Mar 2010 11:47:23 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[9060]]></idnotizia><category><![CDATA[auto e motori]]></category></item><item><title><![CDATA[Edward Hopper]]></title><description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Edward Hopper" /><br />Da Milano &egrave; approdata al Museo &quot;Fondazione Roma&quot; la mostra dedicata ad Edward Hopper, uno dei pi&ugrave; grandi artisti americani del XX secolo, che sta registrando anche nella capitale lo strepitoso successo che merita.
Sono esposte oltre centosettanta opere tra oli, acquerelli e disegni provenienti soprattutto dal Whitney Museum of American Art.
La narrazione antologica &egrave; accompagnata dall&acute;approfondimento sul metodo di lavoro di Hopper, estremamente complesso e rigoroso, grazie all&acute;accostamento dei disegni preparatori alle opere finite.
Questa visione svela quanto il &quot;realismo hopperiano&quot; sia spesso il frutto di una sintesi di pi&ugrave; immagini e situazioni, colte per&ograve; in tempi e luoghi diversi e non una semplice riproduzione dal vero.
Suddivisa in sette sezioni, la mostra ripercorre tutta la produzione di Hopper dagli anni in cui studiava a Parigi - con il capolavoro di questo periodo Soir Bleu - fino al periodo &quot;classico&quot; e pi&ugrave; noto degli anni &rsquo;30, &rsquo;40 e &rsquo;50. Tra i capolavori in mostra: Cape Cod Sunset, Second Story Sunlight e A Woman in the Sun.
I silenzi, le inquietudini, le solitudini e i paesaggi delle metropoli, nelle quali l&acute;uomo e la citt&agrave; convivono spesso senza incontrarsi, accompagnano l&acute;intera esposizione tra autoritratti, prime opere, opere parigine, erotismo, lavori su tela, concetti essenziali e riflessione sulla &quot;cultura americana.
La mostra infatti &egrave; arricchita di un importante apparato biografico e storico, in cui viene ripercorsa la storia americana dagli anni &acute;20 agli anni &acute;60 del XX secolo, quando Hopper muore: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico...
Fino al 13 giugno prossimo. Da non perdere.

]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=9002]]></link><pubDate><![CDATA[Mon, 01 Mar 2010 12:29:22 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[9002]]></idnotizia><category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item><item><title><![CDATA[Nissan Cube]]></title><description><![CDATA[SAN BENEDETTO DEL TRONTO &mdash; La Nissan lancia sul mercato italiano un prodotto che sul mercato giapponese sta riscuotendo da anni un successo clamoroso. Questa vettura, dalla linea originalissima, &egrave; la Cube. Quest&acute;auto, a met&agrave; fra una monovolume e una multispazio, &egrave; proposta con un motore 1600 benzina da 110 cv negli allestimenti Look e Luxury. Esteticamente la Cube si pu&ograve; riassumere nel suo stesso nome: Cubo. &Egrave; infatti un Cubo a 4 ruote. La forma squadrata le da personalit&agrave; e simpatia. Massiccio &egrave; il frontale e assai particolare &egrave; la stretta fascia della mascherina che contiene anche i gruppi ottici anteriori. Ma le maggiori stravaganze vi sono nella parte posteriore. La coda &egrave; ovviamente una delle facce del Cubo, e in questa faccia troviamo il portellone che si apre controvento per dare massima capacit&agrave; di carico, e anche qui troviamo una piccola fascia orizzontale per contenere i fari posteriori. Assai particolare &egrave; la vetratura: molto ampia e con la presenza di un grande vetro continuo ad angolo che parte dal montante centrale per arrivare a fondersi con il lunotto posteriore. Se la linea &egrave; particolare non da meno lo &egrave; l&acute;abitacolo. Infatti lo spazio interno &egrave; assai abbondante grazie appunto alla linea cubica della vettura di casa Nissan. L&acute;abitacolo &egrave; costruito con cura, con materiali di pregio ed &egrave; disseminato di portaoggetti che permettono un uso razionale dello spazio interno. Particolarissima &egrave; la plancia, dove nella parte alta campeggia lo schermo del navigatore, mentre la parte centrale &egrave; a completo appanngaggio del climatizzatore dalla curiosa forma circolare. Elegante e accattivante &egrave; il quadro strumenti, molto ben leggibile grazie alla retroilluminazione blu e bianca. Ed ora il momento test drive. La Nissan Cube provata &egrave; stata la 1600 Luxury da 20000 &euro;. La Cube ha una linea particolare, che pu&ograve; piacere o non piacere, ma che di certo si fa notare nel traffico. Inoltre presenta in poco meno di 4 metri uno spazio assai abbondante, ideale per chi deve caricare oggetti pi&ugrave; o meno ingombranti non potendo usufruire di vetture dalle forme importanti. Su strada la Cube &egrave; pratica e maneggevole da guidare, ha uno sterzo preciso e un cambio dagli innesti morbidi. Inoltre grazie all&acute;ampia vetratura si possiede il controllo della strada. Il 1600 da 110 cv che equipaggia la vettura provata, &egrave; un motore assai brillante ed elastico, molto silenzioso, che permette al simpatico cubo di destreggiarsi in maniera eccellente sia nel traffico cittadino che in pi&ugrave; lunghi percorsi autostradali. Infine i prezzi: si va da 19000 &euro; della Cube 1600 Look a 21300 &euro; della Cube 1600 Luxury Cambio Automatico (Benzina).


Bruno Allevi
]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=8999]]></link><pubDate><![CDATA[Sun, 28 Feb 2010 12:01:16 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[8999]]></idnotizia><category><![CDATA[auto e motori]]></category></item><item><title><![CDATA["1940-1945. Auschwitz-Birkenau 2010"]]></title><description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt=""1940-1945. Auschwitz-Birkenau 2010"" /><br />La sala Zanardelli del Complesso del Vittoriano ospita  &quot;1940-1945. Auschwitz-Birkenau 2010&quot;. La mostra &egrave; la pi&ugrave; importante mai realizzata ad oggi nella capitale per ripercorrere la vicenda della Shoah. E&acute; l'evento principale tra le celebrazioni per la doppia ricorrenza di quest'anno: il settantesimo anniversario dell'apertura del lager di Auschwitz e il sessantacinquesimo della liberazione del complesso di Auschwitz-Birkenau. 
Si analizza l'evoluzione del sistema sviluppato dalla Germania nazista per concentrare, perseguitare e sterminare gli ebrei tra il 1933 e il 1945: sette sono le sezioni tematiche e cronologiche che ne narrano genesi, sviluppo e fine, partendo dagli esordi del regime e dalle prime repressioni. Auschwitz, lager istituito il 27 aprile 1940, &egrave; l&acute;emblema pi&ugrave; drammatico: quel campo, adiacente alla cittadina di Oswieczim, oggi nuovamente polacca, ha avuto un ruolo centrale nell'organizzazione sistematica del genocidio degli ebrei in Europa. 
Auschwitz nasce come campo di concentramento per gli oppositori politici polacchi, poi si sviluppa come macchina di sterminio fino al 27 gennaio 1945, giorno in cui l'Armata Rossa sfonda  i cancelli e vi fa irruzione, rivelandone definitivamente gli orrori. Tra questi, oltre all'eliminazione di massa degli ebrei, gli &quot;stermini dimenticati&quot; di oppositori politici, rom, sinti, omosessuali e disabili.
Una sezione a parte &egrave; dedicata alla &quot;soluzione finale della questione ebraica&quot; e alla sua metodica ferocia: selezione iniziale dei deportati, spoliazione dei beni personali, le camere a gas e i bidoni di Zyklon B, le fucilazioni, il lavoro dei Sonderkommandos e l'eliminazione dei cadaveri nei forni crematori.
Accurato anche il racconto della vita nel campo, dal doppio punto di vista degli internati e dei carnefici: le immatricolazioni, le disinfestazioni, il tatuaggio, l'assegnazione degli alloggi nelle baracche per cavalli, il cibo, il lavoro quotidiano, le punizioni, gli esperimenti medici. Infine la liquidazione del complesso, l'estremo tentativo di portare a termine il progetto con le &quot;marce della morte&quot;, la liberazione ad opera delle truppe sovietiche e &quot;il dopo-Auschwitz&quot;: l'ultimo segmento della mostra comincia con uno spazio sul tema &quot;cosa si sapeva di Auschwitz&quot; e prosegue con i processi intentati ai persecutori in Polonia nel primo dopoguerra e in Germania negli anni '60 - '70.  Molto significativi i documenti in mostra, di varia natura e tipo: foto d'archivio, mappe del lager, piani di costruzione dei crematori, filmati, lettere e diari, materiali provenienti dal museo di Auschwitz come vestiti dei prigionieri, effetti personali (alcuni abbandonati dai deportati sulla rampa), contenitori di gas Zyklon B e liste di prigionieri. 
Emblema del male assoluto, Auschwitz rischia di essere &quot;decontestualizzato dalla realt&agrave; storica di riferimento&quot;, mentre si rendono necessari approfondimenti con testimonianze concrete di quella vicenda, perche&acute; la memoria non sia celebrata un giorno e basta.  Questa mostra al Vittoriano conduce il visitatore da un' &quot;idea&quot; dei fatti alla loro terribile evidenza. Fino al 21 marzo prossimo.
]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=8962]]></link><pubDate><![CDATA[Tue, 23 Feb 2010 17:56:12 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[8962]]></idnotizia><category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item><item><title><![CDATA[Sanremo come la piazza rossa di Pino Dato]]></title><description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/sanremo-2010.jpg" width="100" alt="Sanremo come la piazza rossa di Pino Dato" /><br />Che Italia &egrave; mai quella che ci confeziona davanti agli occhi un festival come quello di Sanremo? 
Un&acute;Italia, in primis, che si compiace di esistere solo perch&eacute; appare. Ma questa non &egrave; pi&ugrave; una novit&agrave;, &egrave; gi&agrave; una storia vecchia di almeno un ventennio (se non prima, parlo del debutto del sistema mediatico berlusconiano). Al di l&agrave; delle preferenze politiche, &egrave; un&acute;Italia tutta berlusconiana, perch&eacute; tutti (cosiddetta opposizione compresa) misurano il proprio diritto e perfino dovere di esistere con il diritto-dovere di apparire.
E allora, come se ne esce? Non se ne esce, per ora. Al massimo, sul piano individuale si possono fare scelte diverse, opposte, eroiche. Ma, appunto, sono eroismi individuali. Restano nella decorosa corazza privata.
E allora vince l&acute;Italia dei Pupo e degli Emanuele Filiberto che, non si capisce da quali italiani folli, riceverebbe consensi via sms a gog&ograve;. Vince anche se criticata, anche se contestata. Vince perch&eacute; si vede.
Vince l&acute;Italia dei signori della Rai tutti disposti uno accanto all&acute;altro, comodamente seduti, nella prima fila dell&acute;Ariston. Tutti sorridenti, paciosi, grassi, chiamati affettuosamente da zia Antonella Clerici che sa bene quanto queste chiamate affettuose possano essere capitalizzate per figlioletti e compagni e famiglia negli anni a venire. Facciamo tre, quattro, cinque anni di riconoscenza?
Quei signori della Rai sorridenti e grassi mi ricordano quelli, pi&ugrave; grigi (ma di poco) di un&acute;altra nomenclatura, quella sovietica dei Breznev e dei Suslov. Erano sempre l&igrave;, in fila, mummificati. Eterni (poi l&acute;eternit&agrave; &egrave; finita&hellip;). Questi sono seduti, quelli erano in piedi. Cambia poco. 
Dureranno poco ma intanto sembrano eterni. E le canzoni? Che importanza hanno le canzoni quando la scena occupa tutti gli spazi e tutti gli androni?

Pino Dato]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=8960]]></link><pubDate><![CDATA[Mon, 22 Feb 2010 16:43:19 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[8960]]></idnotizia><category><![CDATA[10]]></category></item><item><title><![CDATA[Fiat Doblò]]></title><description><![CDATA[SAN BENEDETTO DEL TRONTO &mdash; La Fiat fa uscire sul mercato la seconda generazione di uno dei suoi veicoli di maggior successo, sia nel settore automobilistico che nel settore commerciale. Questa vettura &egrave; il Fiat Dobl&ograve;. La multispazio italiana &egrave; equipaggiata con un motore a benzina (1400 da 95 cv) e 3 motori a gasolio Multijet (1300 da 90 cv, 1600 da 105 cv e 2000 da 135 cv), negli allestimenti Active, Dynamic, Emotion. Esteticamente il nuovo Dobl&ograve; ha in comune con il precedente modello solo il nome. La vettura torinese &egrave; tutta nuova rispetto a prima: &egrave; cresciuta in lunghezza di ben 14 cm arrivando a 439 cm, ed ha forme pi&ugrave; robuste. La linea &egrave; molto pi&ugrave; piacevole, meno commerciale rispetto al vecchio modello e dalle forme sinuose e seducenti. Particolarissimo il frontale bombato dove la parte del leone la fanno i grandi gruppi ottici a goccia che seguono l&acute;inclinazione del cofano, ma le maggiori novit&agrave; sono nella parte posteriore dove ora abbiamo un enorme portellone vetrato che presenta una elegante fascia nera e incorniciato da due gruppi ottici verticali a forma rettangolare. L&acute;allungamento del corpo vettura di ben 14 cm ha reso l&acute;abitacolo del nuovo Dobl&ograve; veramente enorme (si pu&ograve; avere a richiesta una versione 7 posti). Abitacolo che &egrave; stato totalmente riprogettato e ristudiato per poter offrire ai passeggeri il massimo spazio possibile (molti i portaoggetti a disposizione). Migliorata la qualit&agrave; dei materiali (i nuovi materiali soft touch usati per gli inserti in plancia sono gradevolissimi sia da toccare che da vedere). Ridisegnata anche la plancia: ora pi&ugrave; da vettura rispetto alla plancia da veicolo commerciale della precedente serie. La consolle centrale presenta i comandi radio in posizione rialzata, seguiti dalle bocchette clima e dal climatizzatore, chiudendo con la leva del cambio, che ormai, come &egrave; consuetudine in Fiat, trova il suo spazio in fondo alla consolle. Molto grintoso e sportiveggiante &egrave; il quadro strumenti, dotato di ampi e ben leggibili quadranti, illuminati da un vivo rosso fuoco. Ed ora il consueto angolo del test drive. Il Fiat Dobl&ograve; provato &egrave; stato il 1300 Multijet 90 cv Emotion da 23370 &euro;. La nuova generazione del Dob&ograve; si presenta sul mercato italiano innovando e rinnovando le doti che la precedente generazione aveva. Creare un mezzo che prendesse la modulabilit&agrave; dello spazio tipica del veicolo commerciale unendola a doti di confort e prestazioni degni di una berlina media: ecco cosa gli ingegneri di casa Fiat hanno fatto con il Dobl&ograve;, e con la nuova serie in particolare. Su strada la multspazio torinese ha un comportamento, come poc&acute;anzi detto, da berlina media. Infatti &egrave; molto maneggevole e si parcheggia con facilit&agrave;, ha un ottima visibilit&agrave; posteriore (tutto merito dell&acute;enorme lunotto vetrato), e anche in visibilit&agrave; anteriore non scherza grazie all&acute;ampio lunotto che permette di tenere sottocontrollo ci&ograve; che succede attorno al Dobl&ograve;. Infine spazio al motore che equipaggia la versione provata. Il 1300 Multijet da 90 cv &egrave; un motore brillante e potente, molto silenzioso, elastico e per nulla sottpotenziato rispetto alla mole del veicolo, ed &egrave;, a mio parere il giusto compromesso per avere costi di gestione contenuti, senza rinunciare al brio. Infine i prezzi: si va da 16000 &euro; della 1400 Active ai 19000 &euro; della 1400 Emotion (Benzina); si va da 17750 &euro; della 1300 Multijet Active a 23500 &euro; della 2000 Multijet Emotion (Diesel).

Bruno Allevi
]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=8958]]></link><pubDate><![CDATA[Sun, 21 Feb 2010 10:00:59 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[8958]]></idnotizia><category><![CDATA[auto e motori]]></category></item><item><title><![CDATA[Opel Astra]]></title><description><![CDATA[ASCOLI PICENO &mdash; La Opel rinnova uno dei suoi pi&ugrave; grandi successi degli ultimi anni: la Opel Astra. La Berlina tedesca, a cui seguir&agrave; per la fine del 2010 la versione Station Wagon, &egrave; equipaggiata al lancio con 2 motori benzina (1400 da 100 e 140 cv, 1600 da 115 e 180 cv) e con 3 motori diesel CDTI common rail (1300 da 95 cv, 1700 da 110 e 125 cv, 2000 da 160 cv), negli allestimenti Elective, Cosmo, Cosmo S. Esternamente la nuova Astra riprende alcuni spunti dalla precedente serie come la linea tondeggiante ma li rende pi&ugrave; grintosi e aggressivi di prima. Infatti le line tonde e morbide prendono slancio e creano una dinamicit&agrave; sportiva che genera grinta e carattere sportivo nel corpo vettura della media tedesca. Molto personale il frontale caratterizzato dal cofano spiovente, dai nuovi gruppi ottici dal disegno sinuoso e dalla ampia mascherina scudata. Quasi da coup&egrave; &egrave; la coda posteriore per le forme arcuate che degradano verso il finale dell&acute;Astra. Sportivit&agrave; che ritroviamo anche nella leggera schiacciatura del portellone, nelle linee dinamiche dei gruppi ottici, nel piccolo lunotto posteriore. Accomodandosi dentro l&acute;abitacolo dell&acute;Astra, si torna a respirare aria di auto per famiglia, grazie a un interno ampio e curato, con tanto spazio a dispozione sia nell&acute;abitacolo che nel bagagliaio. I materiali con cui l&acute;Astra &egrave; costruita nel suo interno sono di pregio e qualit&agrave; elevata, cosiccome sono ottimi gli assemblaggi e gli accostamenti cromatici interni.Accattivante &egrave; la consolle centrale riprogettata rispetto al precedente modello e avvolta in una elegante cornice cromata che accoglie anche l&acute;alloggiamento del cambio. Sportivo e molto grintoso &egrave; il quadro strumenti, con i quadranti bordanti di cromature e retroilluminati rosso fuoco. Ed ora il consueto momento del test drive. La Opel Astra provata &egrave; stata la 1700 CDTI 110 cv Elective da 21046 &euro;. La Opel ha voluto declinare la nuova versione della Astra verso note pi&ugrave; sportiveggianti e graffianti rispetto al passato recente. E ci &egrave; riuscita in pieno creando un prodotto grintoso ed elegante, al contempo auto da famiglia e sportiveggiante coup&egrave;. Su strada la media tedesca rende a pieno le proprie doti. Infatti ha un comportamento stradale da tranquilla auto da passeggio e per famiglia, grazie al suo confort sopraffino, all&acute;ottima in sonorizzazione, alla praticit&agrave; di guida e all&acute;ottima maneggevolezza (si parcheggia in poco spazio). Ma se si spinge sul pedale dell&acute;acceleratore il motore 1700 common rail da 110 cv esprime tutta la sua brillantezza e potenza, trasformando l&acute;Astra in una sportiva con prestazioni di tutto rispetto. Infine il listino prezzi: si va da 16750 &euro; della 1400 100 cv Elective ai 22000 &euro; della 1600 180 cv Turbo Cosmo S (Benzina), si va da 18750 &euro; della 1300 CDTI Elective ai 24000 &euro; della 2000 CDTI Cosmo S (Diesel).


Bruno Allevi
]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=8921]]></link><pubDate><![CDATA[Wed, 17 Feb 2010 12:43:18 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[8921]]></idnotizia><category><![CDATA[auto e motori]]></category></item><item><title><![CDATA[Ecuba]]></title><description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/eliseo_biz.jpg" width="100" alt="Ecuba" /><br />Ecuba, la splendida tragedia di Euripide, rivive interpretata da Isa Danieli sulle tavole del palcoscenico del Teatro Eliseo dal 16 al 28 febbraio.
Ecuba &egrave; ,soprattutto, la tragedia dei figli, vittime innocenti e  &quot;agnelli sacrificali&quot;.  
Traditi e uccisi da chi li ospita o sacrificati in nome di inconsistenti valori, imperativi e tradizioni militari o ammazzati per vendetta. 
Qualunque guerra &egrave; un &quot;macello&quot; e chi la fa &egrave; un macellaio.
Una catena di morti esige vendetta, come nelle faide criminali, ed Ecuba, ex donna di potere, non indugia a pretendere da Agamennone, colui che ha distrutto la sua famiglia e l&acute;ha resa schiava, il &quot;favore&quot; di poter regolare i conti con Polimestore, uno dei suoi &quot;amici&quot;, che le ha ucciso il figlio Polidoro, per depredarlo dell&acute;oro di famiglia. Ecuba &egrave; tragicamente perdente; &egrave; un concentrato di odio e di disperazione, che annega il suo folle tormento nel sangue.
Ecuba &egrave; la protagonista di una tragedia senza catarsi.
Magnifica l&acute;interpretazione della Danieli. Fino al 28 febbraio all&acute;Eliseo.
]]></description><link><![CDATA[/notizia.asp?idNews=8882]]></link><pubDate><![CDATA[Sat, 13 Feb 2010 22:31:55 GMT]]></pubDate><idnotizia><![CDATA[8882]]></idnotizia><category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item></channel></rss>