<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1"?><rss version="2.0"><channel><title>News dalle isole eolie lipari</title><description>Notizie da lipari e dalle isole eolie in tempo reale</description><link>http://www.lipari.biz</link><language>it</language><item>
<title><![CDATA[Mostra fotografica di Stefano Cioffi]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Mostra fotografica di Stefano Cioffi" /><br />Fino all&acute;8 marzo il Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese ospita la mostra fotografica &quot;Stefano Cioffi. Stillwaiting&quot;. Immagini in bianco e nero, attraverso le quali l&acute;artista indaga il vuoto, la pausa, il silenzio che si percepisce nell&acute;attesa dello scatto. Attesa, che &egrave; parte stessa della fotografia. L'esposizione stimola riflessioni sul concetto di tempo e di pausa, sia come rappresentazione visiva che musicale. Infatti, insieme alle fotografie sono in mostra un video diretto e musicato da lui stesso ed un&acute;installazione di slideshow con centocinquanta immagini che riproducono l'intero progetto. Attraverso la fotografia, Stefano Cioffi rappresenta il mondo nella sua presenza impercettibile: moltiplica il suo sguardo nella complessit&agrave; delle cose e lo disperde nella folla.  La sua ricerca parte dagli oggetti apparentemente banali e quotidiani che accompagnano la nostra vita e che spesso consideriamo inutili: degli oggetti abbandonati, una sedia, un divano, una giacca o una bottiglia. Cioffi posa l'attenzione su citt&agrave;, localit&agrave; marine, discariche, luoghi di culto, non-luoghi: siti eletti dell'immobilit&agrave; e del passaggio come le stazioni sotterranee o gli aeroporti. Fino all&acute;8 marzo.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=16104]]></link>
<pubDate><![CDATA[Fri, 03 Feb 2012 14:13:58 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Buon compleanno Ara Pacis]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Buon compleanno Ara Pacis" /><br />Domenica 29 gennaio, dalle ore 19, rivivr&agrave; all&acute;Ara Pacis la cerimonia storica dell&acute;inaugurazione celebrata da Augusto nel 9 a.C. Dopo poco pi&ugrave; di duemila anni, sar&agrave; il Gruppo storico romano, con i suoi soci in costume, a far rivivere, come fosse un viaggio nel tempo, la cerimonia con cui venne inaugurata l&acute;Ara della Pace Augustea. Era il 30 gennaio del 9 a.C. quando Augusto, Pontefice Massimo, con le Vestali  e i sacerdoti, officiarono la cerimonia di inaugurazione. Augusto, avvolto nella sua toga rossa e con in testa la corona di alloro, le Vestali, il Flamine, con il suo tipico copricapo, l&acute;albogalerus, e tutti gli altri componenti dei cortei raffigurati sulle pareti dell&acute;Ara, sfileranno all&acute;interno dell&acute;area museale per raggiungere l&acute;altare, entro il quale le sole Vestali e Augusto, come Pontefice Massimo, entreranno per celebrare il sacrificio di grossi animali, cos&igrave; come riportano le fonti. L&acute;evento, che prevede inoltre la proiezione di un breve filmato sulla vita di Augusto, una esibizione di danza e la lettura di brani tratti dalle Res Gestae Divi Augusti, sar&agrave; ripetuto due volte nella serata del 29 gennaio p.v., con inizio alle ore 19 e alle ore 20. L&acute;ingresso &egrave; gratuito.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=16012]]></link>
<pubDate><![CDATA[Fri, 27 Jan 2012 16:07:37 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Sarah Maestri]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela_e_sara.jpg" width="100" alt="Sarah Maestri" /><br />In occasione del Premio Tindari 2011 (o Premio Lipari?) abbiamo incontrato la grande Sarah Maestri. L'attrice avr&agrave; ricevuto almeno un regalo il giorno del compleanno?]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15896]]></link>
<pubDate><![CDATA[Thu, 19 Jan 2012 15:54:52 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[interviste]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[BRATISLAVA]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/brastilava_liparibizbydanie.jpg" width="100" alt="BRATISLAVA" /><br />Trascorrere il capodanno a Bratislava? Perch&eacute; no? Per chi ha la fortuna di vivere nella citt&agrave; pi&ugrave; bella del mondo, al primo impatto Bratislava non sembra poi un granch&eacute;. E pensare che &egrave; stata capitale dell&acute;Ungheria e lo &egrave; stata a ragione. Le due vie commerciali offrono si le classiche firme (da Mc Donald ad H &amp; M, da Calzedonia a Zara), ma anche palazzi fatiscenti, vetrine  anteguerra, molto grigiume e povert&agrave;. Basta addentrarsi nella Citt&agrave; Vecchia. La capitale della Slovacchia in realt&agrave; &egrave; una citt&agrave; che fonde le caratteristiche mediterranee e l'aspetto barocco. Cos&igrave; giri l&acute;angolo, attraversi un ponte, ed incontri il fasto sospeso di una citt&agrave; che ha una sua storia. Allora faccio un giro su internet e la cerco! &quot;Bratislava si erge sul territorio di una citt&agrave; fortificata dal duca di Boemia Vratislav nel IX secolo; poco si conosce della sua storia (nonostante essa sia lunga e travagliata). Importante porto a partire dall'anno Mille, Bratislava si distinse per i commerci con l'estero, per l'importazione di grano e petrolio e per l'esportazione dei prodotti industriali; ancora oggi &egrave; porto attivo sul Danubio ed &egrave; considerata la citt&agrave; pi&ugrave; ricca e benestante della Slovacchia, godendo in primis di un basso tasso di disoccupazione e della presenza di rilevanti imprese e industrie nei vari settori dell'elettronica, dei trasporti e dei prodotti alimentari.&quot; Bratislava &egrave; dominata dall'antico castello, una fortezza del IX secolo, successivamente trasformata in residenza reale, che &egrave; il simbolo della citt&agrave;, da cui si dominano la Citt&agrave; Vecchia ed il Danubio. La vista mozzafiato da qui &egrave; assolutamente da fotografare. La capitale slovacca, oltre al castello, mette a disposizione del turista anche monumenti, musei e chiese (addobbate con splendidi alberi di Natale). Notevoli il palazzo comunale e la Cattedrale di San Martino, ricostruita a cavallo tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo. Belle le Chiese barocche: la Chiesa delle Orsoline, di San Salvatore e di San Nicola risalenti alla seconda met&agrave; del Seicento. Del Settecento sono, invece, Palazzo Esterhazy e il palazzo arcivescovile. &quot;Bratislava, per la sua posizione centrale, fu sempre oggetto di contesa: faceva gola il fatto di appropriarsi di una citt&agrave; che sarebbe facilmente stata un punto di incontro tra le nazioni negli scambi commerciali. Ecco dunque che vide l'avvicinarsi dell'Impero romano, ottomano e bizantino oltre ai Russi e ai Tedeschi (questi ultimi la resero un vivo centro mercantile) in epoche successive e a noi pi&ugrave; vicine; ma tra tutti la prosperit&agrave; maggiore di Bratislava fu raggiunta grazie all'azione di Maria Teresa la quale volle qui costruire fastosi palazzi in cui si esibirono i pi&ugrave; grandi maestri di musica del passato. Nel Cinquecento fu capitale dell'Ungheria e solo nel 1993, una volta che lo Stato attuale si separ&ograve; dall'allora Cecoslovacchia, divenne ufficialmente la capitale della Repubblica indipendente Slovacca o Slovacchia; nel 1945 fu sede del secondo congresso panslavo che stabil&igrave; l'unit&agrave; degli Slavi contro il germanesimo.&quot; La cucina slovacca &egrave; simile a quella ungherese e ceca, ricca di zuppe di verdure, di patate e di piatti di carni speziate. Locale storico, pieno di giovani, caratteristico, dove si degustano i piatti tipici e si beve un&acute;ottima birra &egrave; lo Slovak Pub. Il capodanno in piazza a Bratislava &egrave; davvero gioioso, pieno di gente e di musica dal vivo, a mezzanotte i fuochi d&acute;artificio sul Danubio fanno stare tutti i presenti col naso all&acute;ins&ugrave; per una ventina di minuti. Bratislava &egrave; una citt&agrave; bella, ancora non troppo turistica, quindi genuina, sospesa nel tempo, accogliente, dove oltre ad ammirare la bellezza dell&acute;architettura cittadina, si pu&ograve; fare shopping e mangiare bene &quot;a buon prezzo&quot;. E questo la rende meta ancora pi&ugrave; desiderabile! E dista meno di sessanta chilometri da Vienna&hellip;]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15718]]></link>
<pubDate><![CDATA[Thu, 05 Jan 2012 15:57:12 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[8 ]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Guercino 1591-1666 capolavori da Cento e da Roma]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Guercino 1591-1666 capolavori da Cento e da Roma" /><br />Palazzo Barberini inaugura il nuovo spazio espositivo situato al piano terra dell&acute;edificio con la mostra, &quot;Guercino 1591-1666 capolavori da Cento e da Roma&quot;. Nato nel 1591 a Cento, nei pressi di Bologna, Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino a causa di uno strabismo, muore nel 1666 dopo una lunga e prolifica carriera artistica. 
La mostra di Palazzo Barberini conta circa quaranta opere, delle quali diciassette in prestito dalla Pinacoteca di Cento. Si tratta di una panoramica a tutto tondo sulla carriera dell&acute;artista: dalla giovinezza a Cento, alla svolta barocca della tappa romana, fino al classicismo di quella bolognese. 
Nella sua citt&agrave; natale, Guercino ha iniziato a dipingere precocemente da autodidatta con una grande passione per il disegno. Gi&agrave; nel 1617 il grande maestro della scuola emiliana Ludovico Carracci lo definisce un gran disegnatore e felicissimo coloritore, un miracolo di natura. E non a caso l&acute;unico maestro riconosciuto dall&acute;artista &egrave; proprio Ludovico Carracci. 
Alla sua Cento Guercino rimane sempre legato lasciandola solo per brevi periodi, come nel caso del suo viaggio a Venezia del 1618 e di quello a Roma del 1621. Tuttavia nel 1645, dopo la morte del rivale Guido Reni, si trasferisce a Bologna e ne rileva le committenze. Nella prima sala le opere della giovinezza, fra cui spicca la pala per la collegiata di San Biagio a Cento con il &quot;San Carlo Borromeo in orazione&quot;. 
Nella seconda sala la svolta romana. In esposizione il bozzetto della monumentale Pala di Santa Petronilla dei Musei Capitolini che insieme all&acute;affresco dell&acute;&rsquo;Aurora al Casino Ludovisi sancisce il passaggio dell&acute;artista al barocco. Guercino arriva a Roma nel 1621 dopo l&acute;elezione del papa Alessandro Ludovisi, arcivescovo di Bologna, e ci rimane per due anni fino all&acute;improvvisa morte del pontefice. Questi due anni sono sufficienti per far maturare nell&acute;artista la svolta che lo porta dal naturalismo degli anni di Cento al classicismo Barocco di quelli romani. Guercino a Roma riesce a mescolare l&acute;influenza della scuola ferrarese a quella del realismo caravaggesco in maniera del tutto personale. Non gli interessa il realismo del Caravaggio, ma la luce che attraversando il colore e le ombre dona compattezza alle forme. Nella pittura del Guercino le luci radenti che affiorano dalle superfici sono macchie di colore, frutti di un luminismo originale e di un&acute;inconfondibile commistione tra naturalismo e classicismo. Nel &quot;San Girolamo in atto di sigillare la lettera&quot; vige la monumentalit&agrave; classica della composizione. Nel gioco dei volumi e dei colori si intravede la natura del &quot;classicismo pittorico&quot; del Guercino, lontano da quello &quot;statuario&quot; dell&acute;eterno rivale Guido Reni. 
Infine nella tela &acute;&quot;Et in Arcadia Ego&quot; la luce &egrave; la vera protagonista della lampeggiante apparizione di due pastori che contemplano un teschio. Un monito per ricordare che la morte &egrave; sempre presente, anche nei luoghi dotati di una perfetta chiarit&agrave; come quello del mitico paradiso arcadico.
La mostra di Palazzo Barberini &egrave; assolutamente da non perdere, soprattutto se si desidera conoscere l&acute;intero percorso artistico del grande maestro. Una carriera lunga e ricca di committenze, ne abbiamo testimonianza grazie al suo libro dei conti. Il prezzo dell&acute;opera varia secondo le richieste: 100 ducatoni per figura intera, 50 per mezza figura, 25 per la sola testa e diventa addirittura proibitivo se si sceglie l&acute;uso di un particolare tipo di blu ottenuto con i lapislazzuli. Guercino lavora a molte commesse ed ha perci&ograve; una bottega ricca di collaboratori che considera come familiari.
L&acute;esposizione lascia intuire come l&acute;anima profonda del Seicento non possa essere delimitata al solo fenomeno barocco come pure al realismo o al classicismo, ma risiede nell&acute;originalit&agrave; del singolo artista che ne rischiara le forme. L&acute;officina del Guercino ne &egrave; una testimonianza esemplare. Fino al 29 aprile 2012 si possono ammirare i capolavori del Guercino nelle sale che un tempo ospitavano il Circolo Ufficiali.
]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15694]]></link>
<pubDate><![CDATA[Tue, 03 Jan 2012 17:27:43 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Buon anno da Lipari.biz]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/buon2012.jpg" width="100" alt="Buon anno da Lipari.biz" /><br />L'editore, il direttore e i collaboratori di Lipari.biz augurano un felice 2012 a tutti i lettori nel mondo]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15665]]></link>
<pubDate><![CDATA[Sat, 31 Dec 2011 19:59:36 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[6 ]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Leonardo e Michelangelo]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Leonardo e Michelangelo" /><br />&Egrave; la prima volta che si propone al grande pubblico un approfondito confronto fra i due Maestri del Rinascimento italiano, attraverso l&acute;esposizione di sessantasei disegni. L&acute;esposizione nasce dalla collaborazione tra la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, depositaria di uno sterminato patrimonio grafico leonardesco, e la Fondazione Casa Buonarroti di Firenze, che conserva oltre duemila autografi di Michelangelo tra disegni e carte dell&acute;Archivio Buonarroti. E&acute; un evento di alta portata scientifica, che ha avuto, nella primavera scorsa, un preludio con la presentazione in Casa Buonarroti di una ventina di disegni di Leonardo e di Michelangelo in una preziosa mostra dal titolo La scuola del mondo. Il nome della mostra fiorentina si riferiva agli affreschi sul tema della Battaglia di Anghiari e della Battaglia di Cascina, che i due artisti dovevano dipingere, a gara, nella Sala del Maggior Consiglio, oggi Salone dei Cinquecento, in Palazzo Vecchio a Firenze. Le due opere non vennero portate a termine, ma gli studi preparatori furono importanti e ammiratissimi, tanto da essere definiti da Benvenuto Cellini la scuola del mondo. La mostra romana parte dai capolavori grafici delle due collezioni, per considerare poi l&acute;attivit&agrave; romana dei due artisti, indagando nel contempo passioni e interessi personali dei Maestri, quali la pratica di cantiere per Michelangelo e l&acute;ottica per Leonardo. La mostra propone, nella sezione iniziale Capolavori tra Capolavori, un andamento speculare che si rivela una occasione davvero rara e imperdibile di riflessione sui due sommi artisti del Rinascimento italiano, spesso considerati rivali, ma che invece sempre guardarono l&acute;uno all&acute;opera dell&acute;altro con grande e reciproco interesse ed attenzione. Nove capolavori di Leonardo documentano l&acute;attivit&agrave; nel campo delle invenzioni meccaniche, dell&acute;arte e dell&acute;architettura militare, dell&acute;idraulica e nello studio della geometria, del volo degli uccelli e del volo meccanico, offrendo una panoramica esemplificativa del vasto raggio delle sue ricerche. A questi faranno da contraltare i nove pi&ugrave; celebri disegni di Michelangelo della Collezione della Casa Buonarroti, come il celebre Nudo di schiena riferibile alla Battaglia di Cascina, l&acute;enigmatica Cleopatra e la Testa di Leda. E&acute; interamente dedicata al soggiorno romano di Leonardo la sezione Appunti su Roma e studi romani di Leonardo, che affronta diversi aspetti in altrettante sotto-sezioni. A seguire, il percorso della mostra conduce il visitatore alla sezione che approfondisce il lavoro di Michelangelo attraverso le sotto-sezioni Michelangelo: utopia e pratica di cantiere e Michelangelo notomista e un nucleo di fogli romani su Michelangelo, Cappella Sistina e Cappella Paolina. Al termine di ciascuna delle due sezioni, quella su Leonardo e quella su Michelangelo, vengono proposte A seguito del genio due piccole selezioni di alcune opere di particolare rilevanza create da artisti che, nel caso di Leonardo, appartennero alla sua scuola e, nel caso di Michelangelo, subirono la forte influenza del Maestro. Fino al 12 febbraio ai Musei Capitolini.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15598]]></link>
<pubDate><![CDATA[Mon, 26 Dec 2011 10:11:09 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Umanità ed Evasioni Romane a Trastevere]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Umanità ed Evasioni Romane a Trastevere" /><br />Fino al 29 gennaio 2012, presso il Museo di Roma in Trastevere, si pu&ograve; ammirare &quot;Umanit&agrave;&quot;, la prima mostra fotografica dedicata al fotografo e giornalista Gianni Giansanti, scomparso nel 2009. L&acute;esposizione ripercorre, attraverso una selezione di una novantina di fotografie, la carriera di Giansanti, tra i pi&ugrave; apprezzati fotogiornalisti sulla scena internazionale. &Egrave; una fotografia tristemente famosa quella che gli diede la notoriet&agrave; a soli ventuno anni e gli valse una menzione d&acute;onore al World Press Photo: il celebre scatto esclusivo del ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani a Roma, nel 1978. A partire da quella data, Gianni Giansanti documenta con i suoi scatti trent&acute;anni di storia nazionale e internazionale e dei suoi protagonisti, toccando tutti i temi della cronaca italiana, dalla strage di Bologna al disastro di Tesero. In particolare, racconta i ventisette anni di pontificato di Papa Giovanni Paolo II, un lavoro che gli fa vincere il primo premio al World Press Photo nel 1988. Un raro istinto giornalistico rende ancora oggi le sue fotografie di grande impatto emotivo ed attualit&agrave;. L&acute;umanit&agrave;, infatti, &egrave; l&acute;elemento conduttore delle storie che racconta, tale da stimolare la sua curiosit&agrave; di fotografo e la voglia di testimoniare &quot;i momenti veri&quot; di vari personaggi. La mostra &egrave; divisa in tre sezioni: l&acute;affaire Moro e la cronaca italiana, i ritratti ed i reportages. Si parte con il famoso scoop del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, per passare alle fotografie che raccontano la cronaca italiana e poi una lunga sezione di ritratti (Papa Giovanni Paolo II, l&acute;allora Cardinale Ratzinger, John Elkann sul tetto del Lingotto, il Presidente Pertini in vacanza, Italo Calvino, lo stilista Valentino nel suo studio e molti famosi sportivi). Il percorso espositivo si conclude con la sezione dedicata ai grandi reportages: l&acute;Africa, le Accademie Militari nell&acute;ex Unione Sovietica, la carestia in Somalia, il capodanno tibetano e il Kumbha Mela in India. Sempre a Trastevere, dal 17 al 31 dicembre, sar&agrave; possibile acquistare un po&acute; di tutto, dai formaggi al panettone, dai mosaici alla pelletteria in un mercatino di Natale molto speciale, che mette in vendita i prodotti realizzati dai detenuti delle carceri romane. Prodotti diversi che hanno in comune il fatto di essere stati realizzati dalle trentacinque cooperative sociali che operano nel settore penitenziario. Si chiama &quot;Evasioni romane&quot; e si tiene a piazza Mastai.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15461]]></link>
<pubDate><![CDATA[Thu, 15 Dec 2011 17:36:33 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Roma al tempo di Caravaggio]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Roma al tempo di Caravaggio" /><br />Caravaggio &egrave; stato un genio assoluto della pittura che ha messo in ombra tutti gli artisti della sua epoca. Ma chi erano i suoi compagni di strada? La mostra vuole rispondere a questa domanda ricostruendo per la prima volta, attraverso l'esposizione di circa centoquaranta dipinti provenienti dai maggiori musei italiani ed esteri, alcuni mai esposti in Italia, il tessuto connettivo del panorama artistico della Citt&agrave; eterna in cui visse e oper&ograve; il grande genio lombardo. In mostra i capolavori del Maestro, ma anche quelli dei grandi contemporanei, quali Annibale Carracci  e i Gentileschi. L'obiettivo &egrave; stato centrato: si &egrave;   ricostruito il periodo in cui ha operato Caravaggio, ponendo l'accento proprio sui suoi compagni di strada, a cominciare da Annibale Carracci, arrivato nella citt&agrave; eterna in quegli anni, caposcuola della pittura classicista bolognese. La mostra prende in esame quello che puo' essere definito un momento cruciale della pittura italiana, che nasce negli ultimi anni del XVI secolo in una Roma ancora in crisi per il traumatico scisma luterano e si sviluppa, con sempre maggiore vigore, attraverso il regno di quattro importanti Pontefici: Clemente VIII Aldobrandini, Paolo V Borghese, Gregorio XIV Boncompagni e Urbano VIII Barberini. Questo irripetibile momento duro' circa quaranta anni, dal 1595 al 1635 e dagli avvenimenti accaduti in tale arco di tempo dipese gran parte dello sviluppo artistico europeo che si protrasse poi nel tempo. Fino al 5 febbraio a Palazzo Venezia.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15415]]></link>
<pubDate><![CDATA[Fri, 09 Dec 2011 14:12:31 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Il Rinascimento a Roma]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Il Rinascimento a Roma" /><br />La mostra &quot;Il Rinascimento a Roma&quot; indaga e approfondisce, per la prima volta, tutti gli aspetti artistici, architettonici ed urbanistici del Cinquecento a Roma. 
L'esposizione si articola in sette sezioni, che documentano il percorso artistico del XVI secolo, attraverso il passaggio dall'alto e superbo magistero dell'arte del primo Rinascimento, ancora sostanziato dalla cultura umanistica, ad un'arte fortemente condizionata da una nuova e coinvolgente spiritualit&agrave; religiosa. In mostra sono esposti capolavori di Raffaello, di Michelangelo, di Sebastiano del Piombo e di molti altri artisti, tra cui Perin del Vaga e Francesco Salviati.
Per l&acute;occasione la Fondazione Roma ha restaurato alcune importantissime opere, tra cui la Piet&agrave; di Buffalo (Stati Uniti) di ambito michelangiolesco.
In mostra anche apparati didattici e integrativi inediti come la ricostruzione tridimensionale della Loggia di Psiche di Raffaello. Fino al 12 febbraio prossimo.
]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15304]]></link>
<pubDate><![CDATA[Mon, 28 Nov 2011 16:58:30 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Georgia o’Keeffe]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Georgia o’Keeffe" /><br />Dopo lo straordinario successo della mostra su Edward Hopper, la Fondazione Roma rende omaggio ad un'altra icona dell'arte americana del XX secolo: Georgia O&acute;Keeffe.
Per la prima volta in Italia, la grande retrospettiva storica esplora il complesso universo dell&acute;artista che, attraverso la visione delle forme naturali e architettoniche del mondo, ha cambiato la storia dell'arte moderna.
Vengono mostrati i suoi capolavori, tra cui &quot;New York Street with Moon&quot;, e &quot;White calla with red background&quot; e viene ricreato il contesto storico artistico in cui ha operato l&acute;artista.
Una sezione biografica, con le fotografie scattate da Alfred Stieglitz, documenta la vita appassionante della O&acute;Keeffe, di cui vengono esposti anche strumenti di lavoro e oggetti personali, prestati eccezionalmente per questa mostra.
Fino al 22 gennaio in Via del Corso.
]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15202]]></link>
<pubDate><![CDATA[Mon, 21 Nov 2011 16:32:59 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Gli Orientalisti. Incanti e scoperte...]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Gli Orientalisti. Incanti e scoperte..." /><br />In via Arco della Pace 5 fino al 22 gennaio c&acute;&egrave; una grande esposizione, dedicata all'orientalismo nella pittura dell'Ottocento italiano. La mostra &quot;Gli Orientalisti - Incanti e scoperte nella pittura dell'Ottocento italiano&quot; propone le suggestioni dell'esotico, velate di erotismo, che traspaiono da ottanta opere di grandi maestri italiani, da Francesco Hayez a Ippolito Caffi, da Alberto Pasini a Roberto Guastalla a Domenico Morelli, che nel XIX secolo raccontano tra sfarzo e incanto le meraviglie d'Oriente. Nella mostra i visitatori possono vivere i resoconti di esploratori, faccendieri e ardimentosi che hanno infiammato la fantasia del Vecchio Continente e possono anche sperimentare le emozioni di piaceri proibiti, odalische, harem e hammam, che nell&acute;Ottocento conquistano ed intrigano artisti e committenti. La mostra rende omaggio a questa ventata d&acute;Oriente in pittura e rende onore a Francesco Hayez, il pittore veneziano, che - in Italia - si lascia felicemente contagiare dal vento d&acute;Oriente, dall&acute;esotismo e dall&acute;erotismo che sembra innato nel mondo arabo. Una seduzione che colpisce un altro veneto, Ippolito Caffi: l&acute;artista compie un lungo viaggio tra Costantinopoli, Smirne, Efeso e il Cairo. Un&acute;esperienza da cui ricava opere memorabili ed il gusto che caratterizza poi per sempre la sua pittura. Da Parma, prima Alberto Pasini e poi Roberto Guastalla, il &quot;Pellegrino del sole&quot;, percorrono carovaniere e citt&agrave; per raccontare questi  mondi cos&igrave; diversi. Da Firenze parte alla volta dell&acute;Egitto Stefano Ussi che in quel Paese, subito dopo l&acute;apertura del Canale di Suez, lavora per il Pasci&agrave; prima di trasferirsi in Marocco con l&acute;amico Cesare Biseo, anch&acute;egli proveniente dalla corte del Vicer&eacute; d&acute;Egitto. Da questo viaggio i due traggono gli spunti per illustrare, magnificamente, &quot;Marocco&quot; di Edmondo De Amicis. Al contagio dell&acute;Orientalismo non sfugge neanche il Sud d&acute;Italia. Ne &egrave; testimonianza, a Napoli, Domenico Morelli che, senza mai aver messo piede nei territori d&acute;oltremare, descrive magistralmente velate odalische, figure di arabi, mistiche atmosfere di preghiere a Maometto. Ma non solo, visioni esotiche soffuse di raffinato erotismo si ritrovano anche nelle opere di Vincenzo Marinelli, Fabio Fabbi, del siciliano Ettore Cercone e del pugliese Francesco Netti. L&acute;Oriente magico ed ottocentesco, un po&acute; italiano, al Chiostro del Bramante fino al 22 gennaio.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15132]]></link>
<pubDate><![CDATA[Tue, 15 Nov 2011 13:45:25 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Realismi socialisti. Grande pittura sovietica 1920" /><br />La storia della pittura del Realismo socialista coincide col racconto di uno straordinario movimento artistico del XX secolo. Lo stato sovietico sostiene la pittura realista in una misura senza uguali nel resto del mondo, promuovendone lo sviluppo attraverso &quot;l'arruolamento&quot; di migliaia di artisti di talento in tutto il territorio di un immenso impero multi-etnico. Il Realismo socialista celebra il ruolo sociale dell'arte e la superiorit&agrave; del contenuto sulla forma; promuove il recupero delle pratiche di mestiere tradizionali e attinge alla storia dell'arte europea antica e moderna come ad una fonte da cui trarre ispirazione. Nella storia del XX secolo, il moto rappresenta l'unica compiuta alternativa al desiderio di fare tabula rasa del passato caratteristica del movimento moderno. Realismi socialisti: grande pittura sovietica 1920-1970 &egrave; la pi&ugrave; completa rassegna di questo movimento mai presentata fuori dalla terra di Russia. La mostra segue lo sviluppo della pittura del Realismo socialista dalle ultime fasi della Guerra civile all'avvio della stagione brezhneviana, arrestandosi all'apertura degli anni settanta, data oltre la quale le tendenze dell'arte ufficiale sovietica seguiranno direzioni varie e incoerenti, tali da far tramontare definitivamente il dominio culturale delle correnti realiste-socialiste. L'esposizione &egrave; organizzata in sequenza cronologica attraverso le sette gallerie del Palazzo delle Esposizioni. All'interno di ogni galleria &egrave; presentata una pluralit&agrave; di questioni, di temi e di approcci formali all'arte di ciascun periodo. Mettendo in evidenza la grande variet&agrave; di soluzioni con cui gli artisti rispondono alla sfida del Realismo socialista, non solo nello svolgersi del tempo ma anche nella contemporaneit&agrave; delle singole scansioni cronologiche, la mostra intende smentire, ribaltandolo, il mito del Realismo socialista come forma d'arte monolitica. Fino all&acute;8 gennaio.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=15123]]></link>
<pubDate><![CDATA[Mon, 14 Nov 2011 18:22:44 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Rodcenko a Roma]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Rodcenko a Roma" /><br />Trecento le opere di Aleksandr Rod&amp;#269;enko in mostra a Palazzo Esposizioni fino all&acute;8 gennaio: fotografie originali, fotomontaggi e stampe vintage che concorrono a delineare il percorso artistico di quello che &egrave; uno dei protagonisti della &quot;avanguardia russa&quot;, straordinaria stagione creativa e intellettuale. Pittura, design, teatro, cinema, grafica e, fotografia sono gli ambiti in cui il talento di Rod&amp;#269;enko (1891-1956) si &egrave; cimentato, aprendo nuovi percorsi per lo sviluppo successivo di ciascuno di essi: in particolare nel campo della fotografia introduce i principi del Costruttivismo, sviluppando metodiche e strumenti per la sua applicazione. Il &quot;Metodo Rod&amp;#269;enko&quot;, che comprende il ricorso a composizioni diagonali, sfocati progressivi, inversioni orientative, si trasforma col tempo in un repertorio di &quot;figure retoriche&quot; a disposizione di quegli artisti che aderiscono al linguaggio costruttivista. Grazie alla salvaguardia degli archivi familiari da parte della figlia Varvara, l&acute;immenso patrimonio d&acute;immagini di Rod&amp;#269;enko &egrave; finito nel primo museo russo dedicato alla fotografia, la House of Photography of Moscow, istituzione che ha promosso, con la famiglia e con specialisti del settore, una lunga e meticolosa campagna di studi di cui questa mostra &egrave; il risultato. Al Palazzo delle Esposizioni.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=14994]]></link>
<pubDate><![CDATA[Wed, 02 Nov 2011 14:59:32 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
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<title><![CDATA[Fughe e Approdi di Giovanna Taviani]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/LOCANDINA-FUGHE_approdi.jpg" width="100" alt="Fughe e Approdi di Giovanna Taviani" /><br />Nel documentario Fughe e Approdi di Giovanna Taviani si ripercorrono su una tartana dalla vela rossa quei film e quei luoghi (isole Eolie) attraverso le testimonianze della gente che partecip&ograve; alla guerra dei due vulcani tra Ingrid Bergman e Anna Magnani; che vide Monica Vitti e Lea Massari perdersi sullo scoglio di Lisca bianca.
Traghettatore del Viaggio &egrave; Franco &quot;Figliodoro&quot;, un ex pescatore originario di Lipari. E&acute; lo stesso traghettatore che nel film Kaos, del 1984, accompagnava, con la sua tartana dalla vela rossa, una madre e i suoi figli in esilio verso Malta
]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=13066]]></link>
<pubDate><![CDATA[Mon, 02 May 2011 18:18:10 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[10]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Body worlds, il vero mondo del corpo umano. ]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Body worlds, il vero mondo del corpo umano. " /><br />Alle Officine Farneto, in Via Monti della Farnesina,  sono arrivati tra le polemiche i cadaveri-sculture di Gunter von Hagens, noto come il dottor Morte, ma la contestata esposizione ha totalizzato 33 milioni di spettatori in sessanta citt&agrave;, nonostante o grazie ai sospetti sul medico tedesco che «plastifica» i corpi umani. Anche nella capitale questa mostra sta ottenendo un ottimo successo. L&acute;autore &egrave; l&acute;inventore della «plastinazione», il procedimento che permette la conservazione dei corpi umani, tramite la sostituzione dei liquidi con derivati di silicone. Corpi «plastificati». I pezzi esposti sono dunque cadaveri-sculture: venti corpi privati della pelle, con muscoli, tendini e vene in bella mostra. L&acute;artigiano, come ama definirsi, dei resti mortali dichiara che i corpi su cui lavora sono volontarie donazioni; in realt&agrave; von Hagens &egrave; un anatomopatologo che elabora corpi umani, dopo essere riuscito a mettere a punto un metodo di conservazione delle salme che consente di preservare organi e tessuti attraverso un trattamento chimico. La procedura, inoltre, permette di sistemare i cadaveri in posizioni realistiche e di utilizzarli come vere e proprie installazioni. Curiosi, studenti, ragazzi ed adulti si affacciano alla mostra per scoprire da vicino i segreti del corpo umano. A Roma sono esposti oltre 200 organi e sezioni e venti corpi interi plastinati e c'&egrave; un percorso dedicato al cuore, dall'inizio della vita alle patologie che possono alterarne il funzionamento, fino alla morte. «La mostra &egrave; un mezzo per divulgare al grande pubblico la complessit&agrave; del corpo umano, educando sui temi della salute - proclama il medico tedesco &mdash; e il successo &egrave; dimostrato dal fatto che, alla fine della visita delle mie esposizioni, il 68% dei visitatori intervistati ha ammesso di aver deciso di prestare maggiore attenzione alla propria salute, il 10% smette di fumare e il 30% diventa donatore di organi». Il dato pi&ugrave; sconcertante forse &egrave; il numero registrato per i futuri donatori di corpo all'Istituto di Plastinazione di Heidelberg: tredicimila persone che aspettano di diventare immortali grazie al Plastinarium di von Hagens. Polemiche e commenti a parte, a Roma sono esposti i corpi plastinati fino al 12 febbraio.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=14954]]></link>
<pubDate><![CDATA[Fri, 28 Oct 2011 15:01:30 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Mondrian. L'armonia perfetta.]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Mondrian. L'armonia perfetta." /><br />Il Complesso del Vittoriano ospita fino al 29 gennaio 2012, &quot;Mondrian. L&acute;armonia perfetta&quot;, una grande mostra che ripercorre l&acute;intero cammino artistico di uno dei pi&ugrave; importanti maestri del XX secolo, fondatore dell&acute;Astrattismo con Kandinsky. Attraverso settanta oli e disegni, oltre all&acute;esposizione di opere di artisti che influenzano la sua crescita, la rassegna illustra la produzione di Piet Mondrian fino al punto d&acute;approdo della sua ricerca, le composizioni con linee e spazi geometrici rettangolari e l&acute;uso dei colori primari, sintesi &quot;ascetica&quot; di una creativit&agrave; universale: &quot;Nella realt&agrave; vitale dell&acute;astratto - spiegava Mondrian - l&acute;uomo nuovo ha superato i sentimenti della nostalgia, della gioia, dell&acute;estasi, della tristezza, dell&acute;orrore: nell&acute;emozione resa costante dalla bellezza, essi vengono purificati e chiarificati&quot;. L&acute;esposizione presenta capolavori in gran parte concessi eccezionalmente dal Gemeentemuseum dell&acute;Aia e vanta la collaborazione e il supporto di grandi istituzioni museali. Al Vittoriano fino al 29 gennaio.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=14929]]></link>
<pubDate><![CDATA[Wed, 26 Oct 2011 18:44:26 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Audrey a Roma]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Audrey a Roma" /><br />In occasione del 50° anniversario di Colazione da Tiffany e del Festival Internazionale del Film di Roma, per la prima volta la capitale celebra Audrey Hepburn, attraverso una mostra-omaggio. Una mostra di oltre cento fotografie, video e oggetti personali appartenuti ad una delle icone del cinema e del costume del nostro e di tutti i tempi. Un tributo alla grande interprete di Colazione da Tiffany e di Vacanze Romane, che ha vissuto per oltre venti anni a Roma. La mostra Audrey a Roma, al Museo dell&acute;Ara Pacis dal 26 ottobre al 4 dicembre, servir&agrave; anche a raccogliere fondi per il progetto di lotta alla malnutrizione infantile, sostenuto dal Club Amici di Audrey per Unicef, al quale la stessa Audrey ha dedicato una parte importante della sua vita in qualit&agrave; di Ambasciatrice Unicef. Audrey a Roma &egrave; un&acute;esposizione di didascalie, testi e grafica, che ripercorrono il rapporto personale tra Audrey e la citt&agrave; eterna. Un video esclusivo rivela momenti della vita privata lontana dalle scene. Le immagini sono accompagnate da abiti e accessori, dal vestire di quel periodo e da abiti indossati da Audrey nella vita di tutti i giorni. Uno spazio &egrave; dedicato alle immagini dall&acute;archivio Unicef sui viaggi dell&acute;attrice tra i bambini di Bangladesh, Vietnam, Somalia, Sudan, Etiopia ed America Latina, alcune tra le numerose missioni a cui l'attrice ha dedicato interamente l'ultima parte della sua vita, dalla seconda met&agrave; degli anni &acute;80, quando diviene Ambasciatrice di Buona Volont&agrave; dell&acute;Unicef. Nei cinque anni che precedettero la sua morte, avvenuta nel 1993, Audrey viaggia senza sosta, visitando decine di progetti dell&acute;Unicef in Africa, America Latina e Asia, testimoniando al mondo la sofferenza dei bambini vittime della povert&agrave; e dei conflitti, diventando cos&igrave; il volto dell&acute;Unicef in tutto il mondo. L&acute;ultimo viaggio di Audrey &egrave; nella Somalia afflitta &mdash; come oggi, a quasi venti anni di distanza - dalla carestia. &quot;Sono stata all&acute;inferno&quot; disse sconvolta al suo ritorno. Con questa mostra Audrey continua a servire la causa dei bambini anche oggi. L&acute;integrazione nel prezzo del biglietto, infatti, andr&agrave; all&acute;Unicef: l&acute;acquisto del biglietto costituisce una donazione pari al costo della terapia di recupero a base di minerali e vitamine per un bambino malnutrito. Le risorse della mostra finanzieranno una rete di trentadue Centri Nutrizionali in Ciad, dove i bambini malnutriti ricevono alimenti terapeutici e cure sanitarie. Fino al 4 dicembre all&acute;Ara Pacis.]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=14872]]></link>
<pubDate><![CDATA[Fri, 21 Oct 2011 15:27:24 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
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<title><![CDATA[Dr. Jekyll e Mr. Hyde]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Dr. Jekyll e Mr. Hyde" /><br />Si parla di dualismo in questo &quot;Dr. Jekyll &amp; Mr. Hyde&quot;, musical liberamente ispirato al celebre romanzo di Stevenson che ha appena debuttato al Teatro Eliseo e che rimarr&agrave; in scena fino a met&agrave; novembre, in cui il grande ed elegante Alessandro Benvenuti indossa i panni dell' avvocato Utterson e la bella Rosalinda Celentano incarna una delle molteplici trasformazioni di Hyde. Alice e Ellen Kessler sono le protagoniste dell&acute;ultima invenzione teatrale del regista napoletano che ha affidato a loro un ruolo quanto mai complesso: il bene e il male. 
&quot;E&acute; un sogno che si realizza perch&eacute; &egrave; un progetto che coltivavo da tempo e che ho potuto realizzare solo dopo il successo di Napoletango&quot; confessa Sepe ideatore di uno spettacolo arricchito da grandi coreografie, da una bella scenografia, dalla musica (sempre  protagonista negli spettacoli di Sepe), da meravigliosi costumi.
Lo show &egrave; un grande omaggio alle donne. Dalle Kessler, alla Celentano, alla regina Vittoria!
Bravissimi tutti gli artisti sul palcoscenico: ballerini, attori e cantanti.
Bene e male: &quot;due anime dimorano nei nostri petti&quot;. Questo teorema attraversa i tempi, i luoghi e gli esseri umani, che giocano con la vita, siano tiranni o re illuminati: a turno si &egrave; mostri e servi fedeli. Si ama e si odia. Questo &egrave; uno spettacolo basato sul doppio, sulla trasformazione  e sull&acute;accostamento di due colori diversi. Come in una scena divisa in due parti, seguiamo i personaggi, ossessionati tutti da un io camaleontico, in lotta con l&acute;altra faccia di s&egrave;. Ritroviamo dottor Jekyll in riva al mare, che sogna, si dispera e sente l&acute;aria dolce del sentimento. Segue i giovani e cade ai piedi della bellezza e della giovent&ugrave;, spia una donna che ama e che rivede in altri luoghi: perversa e disumana, assassina. Canta alla luna, e balla con lei, ama non riamato. Odia amato.
La citt&agrave; di Jekyll &egrave; una citt&agrave; del peccato, dove si muove un serial killer dell&acute;Ottocento, &egrave; una citt&agrave; fatta di uomini mostri di egoismo. Ci si trasforma in lupi per difendersi. Questo dualismo &egrave; la lotta tra il vecchio e il giovane, tra il passato e il futuro, tra musica e danza, tra il bene e il male.  Dr. Jekyll e Mr. Hyde incita al coraggio di vivere cos&igrave; come si &egrave; scoperto di essere,  pagandone le conseguenze. All&acute;Eliseo fino al 13 novembre.

]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=14871]]></link>
<pubDate><![CDATA[Fri, 21 Oct 2011 15:04:54 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
<item>
<title><![CDATA[Filippo Lippi e Sandro Botticelli ]]></title>
<description><![CDATA[<img src="http://www.lipari.biz/public/daniela-small.jpg" width="100" alt="Filippo Lippi e Sandro Botticelli " /><br />Mai cos&igrave; romano e cos&igrave; ben mostrato al pubblico il pittore definito da Giorgio Vasari di bellissimo ingegno e vaghissima invenzione. Dal 5 ottobre arriva nella capitale Filippino Lippi. Nato a Prato verso il 1457 dalla relazione clandestina di Fra Filippo Lippi con la monaca Lucrezia Buti, Filippo, chiamato Filippino per distinguerlo dal padre, pittore fra i pi&ugrave; famosi e apprezzati del suo tempo, divenne a sua volta un artista di primissimo livello.
Fin dalle sue prime prove giovanili, le sue figure colgono nel segno per una grazia malinconica ed un'inquietudine bizzarra. Di Botticelli non fu un semplice garzone di bottega, ma un collaboratore alla pari, per divenirne poi un rivale temibile nell'ultimo ventennio del quattrocento, apprezzato sempre pi&ugrave; dai Medici e dai loro sostenitori come dai seguaci del Savonarola ed i repubblicani. Si spiega cos&igrave; perch&eacute; sia stato chiamato proprio Filippino negli anni ottanta a completare gli affreschi della cappella Brancacci al Carmine, opera di Masolino e Masaccio, pittori venerati, ammirati e studiati da tutti gli artisti allora e nei secoli a venire, oppure gli siano state affidate importanti commissioni disattese da Leonardo come la Pala degli Otto in Palazzo Vecchio e l'Adorazione dei Magi di San Donato a Scopeto, entrambe oggi agli Uffizi, o, ancora la commissione, pi&ugrave; prestigiosa della Repubblica, la Pala della Signoria per la Sala del Maggior Consiglio repubblicano cui, per&ograve;, non avrebbe dato seguito per i molti impegni e il sopravvenire della morte nel 1504. Filippino seppe, dunque, essere artista eclettico e versatile pi&ugrave; di ogni altro, con commissioni a Firenze e nel suo territorio, ma anche a Lucca, a Genova, a Bologna e a Pavia. Fu inoltre particolarmente innovativo nel campo decorativo e delle arti applicate, come testimoniano gli affreschi della Cappella Carafa nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma e della Cappella Strozzi in Santa Maria Novella a Firenze, cicli pittorici in cui la sua fantasia sfrenata emerge sicura, tanto da farne un maestro di grande modernit&agrave;. In tempi recenti il livello qualitativo e l'eccellenza davvero non comune della sua produzione artistica comincia ad essere ritenuta superiore a quella di molte opere attribuite al Botticelli. La mostra delle Scuderie del Quirinale, Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del '400, vuole presentare al pubblico i circa trentaquattro anni di attivit&agrave; del maestro, proficui come pochi altri, per quantit&agrave; e qualit&agrave; di opere: dalle tavole agli affreschi, ai raffinati disegni su carte colorate, veri e propri capolavori. Opere celebri e preziosissime che giungono per l'occasione dai pi&ugrave; importanti musei di tutto il mondo e da preziose collezioni private. La mostra offre un'occasione unica per vedere riuniti i capolavori del maestro toscano proprio a Roma, dove Filippino ha studiato le antichit&agrave; e lasciato il ciclo affrescato della cappella Carafa, ripercorrendone la vicenda umana e artistica ed offrendo la possibilit&agrave; unica di confronto con alcune opere del grande Sandro Botticelli, per cui anche il rapporto con &quot;l'amico Sandro&quot; risulter&agrave;, alla fine del percorso espositivo delle Scuderie, pi&ugrave; chiaro sullo sfondo della Firenze del '400, straordinaria per ardore e innovazione. Fino al 15 gennaio alle Scuderie del Quirinale.
]]></description>
<link><![CDATA[http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=14608]]></link>
<pubDate><![CDATA[Fri, 30 Sep 2011 22:51:32 GMT]]></pubDate>
<category><![CDATA[cultura spettacolo e sport]]></category></item>
</channel></rss>
