La Malvasia delle mitiche Isole Eolie o Lipari

La Malvasia delle mitiche Isole Eolie o Lipari L’importanza del vino nella storia della nostra civiltà è talmente legata al territorio da fare, spesso, identificare il luogo con la vite e con il vino. La storia dell’Arcipelago Eoliano e della Malvasia non sfugge a questa regola infatti la prima testimonianza risale a Diodoro Siculo (storico greco nato nel 90 a.c.) che diffusamente parla tanto dell’uno che dell’altro. Il vitigno Malvasia fu introdotto nelle Eolie, dai Greci nel 580 a.c. ed il vino ottenutone ebbe subito grande fama come attestano alcune monete liparesi nelle quali, tra tralci e grappoli d’uva, è raffigurato Efesto, dio dei Vulcani che porge agli dei un kantharos colmo del biondo nettare. Il Malvasia ebbe la sua prima grande diffusione in età Rinascimentale sino all’anno 1750, quando veniva venduto a Napoli e Venezia assieme al Moscato di Siracusa, a prezzo altissimo. E’ nella prima metà dell’Ottocento che questo vino conosce una diffusione internazionale, quando l’avvento della navigazione commerciale a vela, riducendo le distanze tra le Isole Eolie e la terraferma, ne tracciò le rotte per l’esportazione in Europa e in America, quale preziosissimo e raffinatissimo vino da meditazione e da dessert. In breve tempo l’espansione della coltura delle uve Malvasia, in funzione delle crescenti richieste del mercato, condusse al ripopolamento delle isole minori dell’Arcipelago, dove la viticultura si estese fino ai terrazzamenti impervii. Lungo le coste a strapiombo sul mare, sorsero piccoli scali marittimi per il trasporto del vino e dell’uva passa che, con i capperi, costituiva la prima risorsa dell’isola. L’Arciduca Luigi Salvatore d’Austria figlio di Leopoldo II, granduca di Toscana e amante della natura e della libertà, preferì allo sfarzo della Corte Imperiale e delle terre via via esplorate, tra le quali le Eolie, a cui dedicò parte considerevole della sua vita di uomo e di studioso. Scrisse, infatti, che il Vino Malvasia “purifica, magnifica, medica, infonde dolce torpore e sana”. Ci racconta, inoltre, che le uve, coltivate, secondo tradizione, a pergolato basso e raccolte a maturazione molto avanzata, per quindici giorni venivano esposte al sole, distese su stuoie di canne intrecciate, dette “cannizzoli”, che ogni notte venivano ritirate al coperto, per evitare che l’umidità facesse muffire gli acini. Dopo qualche giorno di riposo al coperto, l’uva, privata dei raspi, veniva portata al palmento e sottoposta a pigiatura di molte ore. Il mosto, così ottenuto, veniva messo a fermentare in botti di legno di castagno e travasato, in giornate non afose, tra fine dicembre e inizio di marzo, per essere pronto “alla beva”, l’anno successivo. Oggi nell’isola di Salina, principalmente in contrada “Malfa”, si coltivano circa 50 ettari di terreno con “cultivar malvasia di Lipari”, dai quali nasce, secondo gli antichi metodi tradizionali, questo eccezionale vino da meditazione e da conclusione di grandi pranzi. La Malvasia delle Lipari ottenuta da un 95% di uve “Malvasia delle Lipari” e da un 5% di “Corinto Nero”, ha ottenuto il riconoscimento della Doc (Denominazione di origine controllata) per tre tipi: Malvasia delle Lipari Naturale la cui gradazione alcolica non può essere inferiore a 11,5% vol.; Malvasia delle Lipari Passito con gradazione alcolica non inferiore a 18% vol.; ed infine Malvasia delle Lipari Liquoroso con gradazione alcolica non inferiore a 20% vol. Di queste tre, la più diffusa è la Malvasia delle Lipari Naturale (gradazione minima 11,5% vol.), la stessa si distingue per il suo colore dolcemente ambrato, ricco di morbida suadenza, suggerisce al palato, incondizionate sensazioni di abbandono, carezzevolmente profumate di vaghi sentori di ambra, di ginestra e miele mescolati a lontane tracce di albicocca. Tradizionalmente accoppiato ai dessert, va bevuto, preferibilmente giovane e fresco, a temperatura di circa 9 gradi. E’ insuperabile con i gelati, straordinario con noci e pesche. Mitico l’accostamento con formaggi a pasta molle ed anche con formaggi piccanti. Strepitosa con il fegato d’oca. Oltre che nell’isola di Salina, ottimo vino Malvasia Doc, viene prodotto con gli stessi antichi metodi tradizionali, da uomini capaci di perseguire un ideale di perfezione e con lo stesso lungo e paziente procedimento utilizzato per secoli nelle altre isole dell’Arcipelago: Lipari, Vulcano, Filicudi, Alicudi, Stromboli e Panarea.

, a cura di Roberto Merra

Data notizia: 5/5/2009

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