'Roma. La Pittura di un Impero'

'Roma. La Pittura di un Impero' La mostra che le Scuderie del Quirinale ospitano fino al 17 gennaio presenta l'Impero Romano a colori. "Roma. La pittura di un Impero", descrive e ci fa scoprire un mondo antico colorato, capace di riprodurre eventi storici e mitologici, ma anche aspetti della natura e della vita quotidiana, usando realismo e poesia. Un mondo in cui i monumenti pubblici e le statue erano tutti policromi e i marmi quasi sempre colorati, in cui il bianco era costantemente inserito nell'ambito di un complesso gioco cromatico: cade così quel luogo comune che fa coincidere il "classico" esclusivamente con l'austerità dei marmi bianchi. Il periodo in esposizione è quello compreso tra il II secolo a.C. e il IV secolo d.C., dalla formazione dell'Impero con le conquiste dei regni greco-ellenistici d'Oriente, dominati dai successori di Alessandro Magno, fino al suo tramonto. In mostra affreschi e intere pareti per offrire un'idea dei sistemi compositivi, dipinti a tempera e a cera fusa su tavola, su lino o su vetro. La perdita della grande pittura greca nel suo complesso non deve essere d'impedimento per conoscere ed apprezzare quanto di meglio è stato prodotto in età romana; diventa l'occasione per esaminare le opere pittoriche superstiti riflettendo sulle continuità formali. La pittura era la forma artistica prediletta dai greci, ma purtroppo si è preservato pochissimo. Del tutto perdute sono le opere della grande pittura dei maestri greci (Polignoto, Parrasio, Zeusi, Apelle), di un livello così alto da essere apprezzate anche a Roma e pagate autentiche fortune. Anche dei più famosi pittori romani si sono salvate solo labili tracce. Di pochi di essi conosciamo i nomi: Studius (o Ludius) esperto nella pittura di paesaggi, e Fabullus (o Famulus), autore della decorazione pittorica della Domus Aurea di Nerone. Malgrado ciò, la ricca documentazione romana superstite, per lo più a carattere decorativo, ma non priva di altissimi picchi, ci permette di avere un quadro abbastanza preciso sull'evoluzione dell'arte pittorica dalla Grecia a Roma. Colori in tutte le loro sfumature, ombre e luci, rapporto tra figura umana e paesaggio, tecniche pittoriche che passano da una resa grafica e precisa di tutti i dettagli ad una tecnica più veloce, a "macchia" (detta anche "compendiaria"), capace di raggiungere con poche e rapide pennellate un effetto quasi "impressionistico" : sono i risultati finali - i soli meglio conosciuti grazie alle scoperte di Pompei, di Ercolano, di Stabia, di Roma stessa, e dell'Egitto con i magnifici ritratti detti del Fayyum - di una cultura artistica che si evolve nel tempo senza soluzione di continuità, e senza perdere il contatto con i grandi maestri del passato. Gli sfondi delle pareti delle lussuose case romane erano spesso monocromatici, con una predilezione per il bianco, il giallo, l'azzurro, il nero ed il rosso. Il mondo antico era un mondo a colori. Colori brillanti e accesi, che risplendevano sulle pareti delle case, sulle facciate delle tombe, all'interno dei templi e degli edifici pubblici, persino sulle statue in marmo o bronzo. Il mondo in calcare e marmi bianchi e lucenti che noi immaginiamo pensando all'antichità non è mai esistito realmente. Prevale nella decorazione delle case romane la rappresentazione di un mondo di sogno. E' come se ogni romano, a seconda delle proprie ricchezze, tentasse di riprodurre entro le sue residenze il lusso dei palazzi dei principi d'Oriente o delle dimore degli dei. Paesaggi fantastici, costruiti utilizzando "schemi tipo", cioè temi di repertorio mutuati dalla tradizione greca e inseriti di volta in volta entro nuovi contesti con un felice senso per originali contaminazioni; nature morte che riproducono le vivande preferite durante i banchetti dell'aristocrazia; scene mitologiche tra le quali prevalgono figure aeree e prive di peso, librate nell'aria e realizzate quasi nella stessa serena essenza dell'aria: è questo ambiente fantastico e irreale che finisce con il creare uno stile autenticamente "romano", in quanto romane sono la committenza e l'ideologia di fondo. Le opere esposte, provenienti da musei e collezioni italiani ed europei, sono state suddivise in sezioni in base a criteri tematici e cronologici. Circa 100 opere di eccezionale eleganza e raffinatezza organizzate in cinque diverse sezioni, per ricostruire, dunque, la complessità di una scuola figurativa da cui deriva lo sviluppo dei generi pittorici moderni a partire da Raffaello. Tutti prestiti provenienti dai più importanti siti archeologici e musei del mondo. Il valore della mostra è infatti anche nel 'rivelare' pezzi magnifici e famosi, mettendoli sotto una luce di interpretazione del tutto nuova e allestite in una scenografia ideata dal grande regista Luca Ronconi che torna a curare l'allestimento di una grande mostra. Fino al 17 gennaio.

, a cura di Daniela Bruzzone

Data notizia: 9/29/2009

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