Il simbolo di Lipari

Il simbolo di Lipari Riceviamo, dopo averlo richiesto con Eolnet, e pubblichiamo l’intervento del prof. Bartolino Cannistrà dal titolo “ Il simbolo di Lipari”: Come si sa, mentre nell’Italia settentrionale i Comuni nascono in opposizione al centralismo del potere imperiale, nell’Italia Meridionale sorgono un po’ più tardi come concessione regia e ciò a motivo del ben radicato potere monarchico. In tale contesto l’autonomia eoliana affonda le sue origini quasi agli albori dei comuni, come diretta conseguenza della positiva politica di sviluppo ispirata dai Normanni e portata avanti dall’Abate Ambrogio e dal vescovo Pergana. Era norma che le signorie feudali avessero un proprio stemma per riconoscere il territorio soggetto alla propria giurisdizione ( e Lipari era una signoria feudale governata dal vescovo pro tempore). Al più tardi, quindi, nei primi decenni del 1200 sorge il primo stemma della Città: Castello merlato sormontato da tre torri pure merlate di colore bianco scuro, con la torre di centro più alta, ed il tutto in campo azzurro. La collocazione dell’effigie di S.Bartolo non è un optional devozionale, ma vuole rappresentare il ripristino della tradizione religiosa dopo la violenta cesura saracena. Per volere del Re di Napoli Alfonso d’Aragona, il vicerè di Sicilia, in data 6 agosto 1425, emana un’ordinanza con la quale, tra l’altro, riconosce alla città di Lipari l’appellativo di “fedelissima”. Da ricordare che ormai da tempo il prestigio e la capacità di interlocuzione della Città erano tali da ottenere dai vari re privilegi e franchigie d’ogni genere non solo in nome della fedelissima ma di una riconosciuta peculiarità insulare. 1458 ( 25 Luglio): il re di Napoli Ferdinando concede che lo stemma della città di Lipari venga sovrastato dalla corona reale. Risale a quel tempo il motto “per troppo fedeltà porto corona”. In quei tempi a noi più vicini, lo stemma riceve due conferme legali: - Decreto Governativo del 30 Aprile 1934. - Statuto Comunale (art.10) pubblicato dalla GURS in data 18.09.1993. Vi è da dire che tra l’antico simbolo e quello moderno vi è qualche differenza ma solo per quanto riguarda lo stile grafico. La sola differenza sostanziale è che, come detto, nella metà del sec. XV si aggiunge la corona che nel tempo si è consolidata non come un ornamento monarchico, ma come un secolare riconoscimento e suggello della particolare forma di civiltà che gli Eoliani sono stati capaci di esprimere ( forte caratterizzazione autonomistica, orgoglio etnico, capacità di autodifesa, ottimizzazione delle poche risorse delle Isole, capacità di interloquire col Papato e coi sovrani di Palermo, Napoli, Madrid). N.B. Oggi del formidabile mezzo di Internet si usa e si abusa. Da un po’ di tempo veniamo portati a conoscenza che il nostro simbolo sarebbe un allegro talismano scoperto fra le pieghe del barocco dopo ampi e sudati studi. “Sine ira et studio” diciamo subito: “Paulo maiora canamus”, il folklore è un’altra cosa. I paesaggi eoliani, la nostra mitologia, la nostra architettura si prestano ad ispirare mille simboli e sarebbe cosa bella se il nostro artigianato, la nostra edilizia, la nostra offerta turistica si esprimessero in armonia col nostro contesto culturale. Ma “Il Simbolo” è un’altra cosa: esso è il frutto della storia, l’incarnazione della memoria, un richiamo universale per una comunità. E nessuno può negare che, a parte gli sparuti insediamenti di Castellaro e Rinella che non hanno avuto seguito, la civiltà eoliana, ancor prima dei greci e dei romani, si è irradiata dal “castello” di Lipari, spettacolare duomo vulcanico della terza fase geologica di formazione dell’isola di Lipari. Bartolino Cannistrà ( Ringraziamo il prof. Cannistrà per aver ricordato qual’è il simbolo di Lipari a beneficio dei nostri lettori e delle comunità eoliane, residenti all’estero. Gli stessi concetti sull’argomento sono stati ribaditi anche dal prof. Giuseppe Iacolino. Ci sorprende, piuttosto, che al Comune si sia pensato all’istituzione di una commissione d’indagine per verificare quella che è semplicemente una verità storica, tra l’altro ben documentata. P.P.)

, a cura di Peppe Paino

Data notizia: 30/11/2009

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