Gazzetta del Sud
Michele Cimino
Palermo
Si profilano nuovi scenari nella politica siciliana con l'elezione di Giuseppe Castiglione a presidente dell'Unione province italiana. L'ipotesi di sue dimissioni dalla carica di co-coordinatore regionale del Pdl, infatti, sembra essere auspicata da quei lealisti che, nonostante il voto d'aula del 9 dicembre scorso e l'approvazione del documento del Pdl-Sicilia e dell'Mpa, con cui si invitava il presidente Lombardo a proseguire sulla strada delle riforme senza il contributo dei vecchi alleati, non si rassegnano a passare all'opposizione. Sono in molti a ritenere, infatti, che l'uscita di scena di Castiglione dalla politica regionale, potrebbe portare a più miti consigli Lombardo e Micciché, i più avversati dal neo presidente dell'Upi. E, in tale contesto, si parla di un messaggio fattogli pervenire dal ministro della Giustizia Angelino Alfano e dal presidente del Senato Renato Schifani, che si sarebbero detti erti che «il presidente della provincia di Catania saprà coniugare il suo prezioso lavoro per il territorio con i nuovi impegni in ambito nazionale», non citando il ruolo politico svolto nel Pdl siciliano. Fabio Granata, fra i promotori della svolta, ha, a sua volta, auspicato che «il laboratorio politico serva a cambiare la Sicilia, non a tirare avanti». E, nell'esprimere condivisione sul programma e il percorso indicato all'Assemblea siciliana da Raffaele Lombardo, ha precisato: «Il nostro sostegno a Lombardo e la nostra intuizione, che fin da giugno, ha individuato nel Pdl-Sicilia l'unico percorso possibile per sostenere il governo regionale, è non acritico, ma motivato da una sola volontà: quella di cambiare veramente la Sicilia con radicale discontinuità su sanità, rifiuti, energia e governo del territorio, utilizzando sapientemente i fondi comunitari».
«Noi crediamo - ha aggiunto Granata - che questa debba essere la direzione, su questo ricercando maggioranze d'aula, ma senza alcun cedimento verso ipotesi di ribaltone, nè di improbabili Partiti del Sud e con l'auspicio che l'intero Pdl possa tornare compatto a sostenere questo progetto».
Dichiarazione condivisa dalla senatrice Simona Vicari, schierata finora con i lealisti. «La Sicilia - ha detto - non merita ribaltoni di palazzo. Il Pdl è il primo partito in Italia e in Sicilia non può trovare terreno fertile per divisioni». Ma se nel Pdl si cerca la pace, nel Pd infuria la guerra. In particolare, contro ogni sostegno a Lombardo, sono gran parte dei parlamentari nazionali eletti in Sicilia, a favore la maggior parte dei deputati dell'Ars. «Non ci risulta che Lombardo e l'Mpa - ha avvertito il senatore Enzo Bianco, nell'invitare il segretario regionale Giuseppe Lupo a fare marcia indietro - abbiano rotto con Berlusconi e con la maggioranza che governa il Paese e con tante amministrazioni locali in Sicilia. Il Pd non può offrire stampelle al governatore, non può prestare il fianco ad inciuci che non sarebbero compresi dagli elettori». Per Bianco «non si possono confondere gli elettori, prestandosi al gioco del presidente della Regione Siciliana, che lavora ad ottenere un sostegno dal Pd senza voler rinunciare a collocarsi all'interno del centrodestra».
«Questo - ha avvertito il senatore del Pd - è il momento di tenere dritto il timone, di rilanciare una politica alta, fatta di programmi e idee che sono alternativi a quelli della maggioranza che ha vinto le elezioni regionali». «Mentre Lombardo lascia credere di aver rotto con Berlusconi - ha incalzato Alessandra Siragusa - i deputati dell'Mpa alla Camera votano compattamente con il governo, ieri per salvare Cosentino, oggi sul bilancio dello Stato, che pure penalizza ancora una volta il Sud e la Sicilia. Basta con questi bluff».
«Dispiace dirlo - ha replicato Camillo Oddo, vice presidente Ars - ma nel Pd ci sono dirigenti siciliani che, da Roma, guardano ciò che sta accadendo nell'isola attraverso le rigide lenti della vecchia politica: sono talmente concentrati nel denunciare presunti pasticci, che hanno perso di vista le sfide che abbiamo di fronte». «Valutare quello che sta accadendo in Sicilia - ha aggiunto- invocando una rigida coerenza nelle alleanze, dalla capitale al più piccolo comune siciliano, significa non cogliere la profonda crisi in atto alla Regione. La Sicilia ha bisogno di riforme importanti che non possono più essere rinviate, e noi abbiamo due scelte: passare i prossimi anni a guardare i danni prodotti da altri mentre noi, immobili, ci arrocchiamo sul fronte del "no" oppure metterci in gioco, consapevoli della complessità di questa scelta, per far sì che le riforme rispondano davvero alle nostre esigenze».
, a cura di Peppe Paino
Data notizia: 12/12/2009
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