Museo, apre le sezione Territorio Uomo Ambiente

Museo, apre le sezione Territorio Uomo Ambiente Comunicato SEZIONE TERRITORIO UOMO AMBIENTE La sezione Territorio Uomo e Ambiente approfondisce l’uso da parte dell’uomo del territorio delle Isole Eolie e delle materie prime durante la preistoria, la protostoria, l’età greca, romana e medievale. Alcune vetrine sono dedicate alla paleontologia e alle scienze naturali in cui sono esposti i fossili rinvenuti nell’arcipelago eoliano, fra cui quelli vegetali provenienti dal paleolago di Timpone Pataso a Lipari. La sezione si sviluppa in due sale espositive con un percorso che parte dalla paleontologia e prosegue fra le materie prime utilizzate dall’uomo fin dal V millennio a.C., quando sorse il primo insediamento stabile nell’arcipelago. L’utilizzo nel tempo dell’ossidiana, pomice, zolfo, allume, argilla, caolino, acque termali (tutte materie prime presenti nelle isole) ha incentivato lo scambio determinando le prime forme di commercio nel mediterraneo. I pannelli raccontano, anche in inglese, i modi, le tecniche, i ritrovamenti riguardanti i siti archeologici eoliani. Fra questi emerge la scoperta di semi di Vitis vinifera in due villaggi dell’età del bronzo. Importante è stato l’utilizzo dell’ossidiana nelle isole Eolie dove essa è presente solo nella parte Nord Est di Lipari, nella regione della pomice, con la quale è strettamente connessa. L’immensa quantità di schegge di lavorazione, di nuclei sfruttati che è stata trovata in diversi abitati del neolitico dimostra una forte specializzazione delle comunità preistoriche nella lavorazione di questo materiale. Nelle vetrine sono esposti nuclei, schegge e lame attestanti la scheggiatura. I pannelli spiegano la composizione e l’uso dell’ossidiana e le tecniche di lavorazione. La ricerca archeologica ha approfondito con numerose analisi di laboratorio i dati provenienti dagli scavi. Un pannello illustra come è stato possibile datare con il metodo del carbonio 14, semi e carboni di legno rinvenuti negli insediamenti umani. Tracce di incendi ma anche tracce di attività agricole rimaste sui suoli delle capanne. Una grande vetrina è dedicata alla ceramica, già oggetto di analisi pioneristiche negli anni ’60 e oggi approfondite per determinare le diverse produzioni locali o di importazione. L’argilla presente nelle isole non era idonea per la fabbricazione di buone ceramiche, pertanto essa è stata fin dal Neolitico oggetto di importazione e scambio con le comunità della costa tirrenica siciliana. Il momento eccellente per l’impiego di innovazioni nella produzione ceramica è il III sec. a.C., quando inizia l’attività a Lipari della bottega del Pittore di Lipari. I suoi pregiati vasi, rinvenuti in sepolture della necropoli di contrada Diana, sono caratterizzati da un’argilla di colore nocciola chiaro ottenuta miscelando il caolino con argilla importata dalle vicine coste della Sicilia. L'allestimento, già proposto da Luigi Bernabo' Brea e da Madeleine Cavalier, è stato aggiornato con i recenti studi scientifici attraverso l'opera di Maria Clara Martinelli, Michele Benfari, Pietro Lo Cascio, Flavia Grita, Sara T.Levi, Girolamo Fiorentino, Natalie Brandt e Adelaide Bonsignore e con la valida collaborazione di Marcello Di Giorgi, Antonino Raccuia e Felice Paino.

a cura di Peppe Paino

Data notizia: 15/06/2012

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