A Milazzo con Pino Sindaco nuovi scenari

A Milazzo con Pino Sindaco nuovi scenari Gazzetta del Sud Mario Di Paola Milazzo «So di dire un'enormità. ma mi sento come Luigi Rizzo che con dei piccoli Mas ha sconfitto la corazzata schierata in campo avverso». Questo è Carmelo Pino, uno che le cose non le manda a dire, che non usa mezze misure, che le sue idee le porta avanti con ostinazione, lieto spesso di andare controcorrente. I milazzesi lo sanno e forse lo hanno votato anche per questo. Sarà bene abituarsi – o meglio riabituarsi – al personaggio nei palazzi della politica. Sin dalle prime battute della campagna elettorale Carmelo Pino ha radicalizzato lo scontro, non contro Lorenzo Italiano ma contro quella che ha chimato "la gestione esterna del Comune". Secondo la teoria del nuovo primo cittadino la città del Capo è stata sin qui «vittima di una servitù politica già praticata». E nell'ultimo comizio, Pino non ha usato giri di parole: «Scegliete, da milazzesi liberi, chi deve amministrarvi, scegliete tra me e gli amici del senatore Nania». Così, puntualmente, al ballottaggio si è realizzata attorno a Pino un'alleanza tra civiche, Mpa, Pd, elementi Pdl Sicilia e Finiani. Contrapposta alla lunga gestione marcata Pdl, riconducibile ai lealisti del co-ordinatore regionale del Pdl. È evidente che la "linea degli anti" ha fatto coagulare tutte le forze che da tempo stanno dall'altra parte. Una strategia chiara, seppur a prima vista contraddittoria, da governo lombardiano, alla quale si è risposto premendo l'acceleratore sulla "politica della corazzata" (le undici liste), che ha certo portato nel primo turno al 54,30 per cento il Pdl, a forte connotazione An e l'Udc di Naro, ma che ha "schiacciato" al 37,50 per cento il sindaco Italiano, che non ha visto certo ripagato nelle preferenze lo spirito di sacrificio e di servizio speso per la stessa coalizione. A tale condizionamento ha tentato di sfuggire, con orgogliosa reazione, il primo cittadino durante il ballottaggio. Niente passerelle di onorevoli, niente telefonate importanti, ma quel "porta a porta", ascensore per ascensore, che lo ha restituito al contatto diretto con la gente, in un confronto franco, senza ingessature istituzionali o intermediazioni spesso interessate. Si deve a questa capacità di mostrare doti di passista nell'affrontare col sorriso sulle labbra, anche i più gravi atti di ingiustizia nei suoi confronti (e ne sono stati commessi), se alla fine Italiano è riuscito a risalire dalle rovine di un astensionismo segnalato per di più tra il "popolo della corazzata", sino all'onorevole sconfitta. Che a Milazzo dicono in tanti non essere personale e che certo aprirà polemiche destinate a sconfinare oltre il Promontorio. Tornando alla campagna elettorale, ha avuto ragione Pino a limitare, se non evitare, lo scontro diretto con l'ex amico Lorenzo, al quale è stata invece impostata una campagna elettorale basata sulla continuità. Altro film. Sta di fatto che l'ombra di un presunto condizionamento esterno della vita politica cittadina, alla fine, non ha lasciato indifferenti i milazzesi. Terreno fertile per Pino che ha ritrovato o recuperato quel centro e centrodestra deluso, disilluso o se volete financo pentito, che ha contribuito, assieme agli apparentamenti Mpa e Pd, alla sua affermazione finale. Certo è che il neosindaco avrà poco tempo per brindare alla vittoria. Lo aspetta un consiglio comunale potenzialmente avverso, col quale dovrà subito fare i conti. Vero è che le maggioranze bulgare a Milazzo si sono rivelate sempre d'argilla, prova ne è che Italiano ha dovuto faticare molto, specie nell'ultimo periodo, per mettere insieme maggioranze solo aritmetiche. Ed è parimenti vero che la transumanza è pratica ricorrente a Palazzo dell'Aquila. Ma non c'è dubbio che i grossi problemi gestionali, ancora pendenti, vanno affrontati con priorità. Primo tra tutti quello finanziario, con lo sforamento già accertato del patto di stabilità e un indebitamento a grandi cifre che, in assenza di aggiustamenti, apre le porte al dissesto. Poi il nodo della politica del territorio. Con quella Variante al Prg che la precedente giunta non è riuscita, in cinque anni, a portare in Consiglio, con conseguente allarmante situazione urbanistica. Andranno poi affrontati temi cruciali, come il piano del traffico, il piano commerciale, la gestione effettiva delle risorse paesaggistiche, del waterfront lasciato alla discutibile iniziativa dell'Autorità portuale e via dicendo. Insomma, la contigenza particolare presto metterà alla prova quell'intraprendenza e quel decisionismo di cui viene accreditato il neosindaco. Al quale l'esperienza maturata nel tempo, certo, consiglierà quella "capacità di ascolto" che sa andare oltre gli schieramenti. Nell'interesse del comprensorio, ben oltre ciminiere e torrenti.

, a cura di Peppe Paino

Data notizia: 6/15/2010

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