Edilizia e turismo, lavoro nero per oltre il 50%

Gazzetta del Sud Tito Cavaleri Quattro italiani su dieci hanno chiesto un prestito per pagare debiti accumulati e per otto su dieci la situazione economica nazionale è peggiorata. È la fotografia scattata dall'Osservatorio sulle famiglie diffuso in questi giorni dall'Eurispes, in cui si legge, ad esempio, che «oggi sempre più spesso dietro una apparente normalità si nascondono situazioni di profondo disagio: una casa in affitto, un lavoro modesto, la spesa nei mercati rionali e tanti sacrifici per arrivare a fine mese. È questa la condizione di una rilevante quota di famiglie a elevato rischio di impoverimento». Ciò probabilmente contribuisce a spingere chi ha più bisogno ad accettare qualunque condizione pur di lavorare. Talvolta non vi è nessuno "sfruttamento" perché fa comodo a entrambi, datore e lavoratore, far finta che le leggi non esistano. Non è un caso se oltre il 50% dei lavoratori controllati in quest'ultimo blitz delle fiamme gialle sono risultati non a norma. È quanto emerso al termine di un intervento eseguito dai reparti dipendenti dal Comando provinciale della Guardia di finanza a contrasto del lavoro sommerso nei settori turistico-ricettivo ed edile nel Messinese. In particolare, sono stati sorpresi 27 lavoratori "in nero", dei quali 23 nel settore dell'edilizia e 4 della ristorazione, nonché due lavoratori "irregolari" nel settore della ristorazione. I titolari delle imprese che hanno assunto manodopera in nero, rischiano adesso (per ciascun lavoratore ingaggiato illegalmente) una sanzione che varia da un minimo di 1.500 euro a un massimo di 12.000. «L'attività ispettiva – specifica il comandante provinciale della Gdf, Decio Paparoni – si inserisce in un più ampio contesto di controllo economico del territorio che testimonia la costante presenza delle Fiamme gialle anche a tutela del regolare impiego delle risorse nelle attività produttive». Mirati servizi che hanno l'obiettivo di salvaguardare sia il mercato dei prezzi (che l'impresa con carattere di irregolarità fiscale e contributiva distorce, potendo "abbattere" il costo del lavoro), sia ovviamente gli stessi lavoratori i quali, oltre a ricevere un salario non conforme al Ccnl e ad essere privi di qualsiasi tutela previdenziale e assicurativa, perdono tutti i diritti derivanti dall'avere un regolare contratto di lavoro (tutela sindacale, straordinario, ferie, assenze retribuite per malattia, maternità ecc.). Un plauso all'intervento della Gdf è stato espresso dalla Cisl, attraverso il suo segretario generale, Tonino Genovese: «Chi sfrutta i lavoratori, non rispettando i contratti, ruba due volte: ai lavoratori e allo Stato. Quindi, a tutti i cittadini. Il lavoro nero – aggiunge Genovese – opera concorrenza sleale e distorce il mercato, penalizzando la libera e corretta concorrenza. Sono reati amministrativi e penali, ma anche reati sociali. Riteniamo, pertanto, che al pari di chi commette furti o altri tipi di reati e viene additato con nome e foto alla pubblica opinione, altrettanto bisogna fare nei confronti di questi pseudo imprenditori. È arrivato il momento – conclude il sindacalista – di valorizzare chi rispetta i contratti e le leggi e di penalizzare, anche socialmente e non solo amministrativamente o penalmente, chi sfrutta, evade e penalizza il lavoro e i lavoratori».

, a cura di Peppe Paino

Data notizia: 5/22/2011

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