Abbandono soft, Lombardo pronto a ricucire

Gazzetta del Sud MESSINA- «L'Udc siciliana ha deciso di ritirare la collaborazione con il governo presieduto dal governatore Lombardo. Il prof. Piraino si ritirerà da assessore. Riteniamo chiusa questa fase della politica regionale». Così il senatore Gianpiero D'Alia a conclusione del coordinamento regionale del partito riunito ieri nella sede messinese di via Natoli. Una decisione annunciata che chiude l'esperienza a Palazzo d'Orleans con Mpa-Fli- Api e Pd, perchè sorretta da una maggioranza parlamentare ritenuta precaria, poco forte e quindi, «non in grado di fare le riforme strutturali che servono. Abbiamo esposto un mese e mezzo fa al presidente della Regione - ha proseguito il coordinatore - questioni che lui ha condiviso, ma le risposte fino ad oggi non sono state soddisfacenti. Nonostante tutto riteniamo positivo quest'anno di collaborazione con il governo Lombardo. Si sono fatte alcune cose importanti per la Sicilia, questo grazie anche al contributo determinante dell'Udc. La crisi economica si sente maggiormente nelle aree più deboli e bisogna dunque essere attrezzati per affrontarla. Questo Governo ha una solidarietà politica parziale proprio perchè qualcuno si nasconde dietro ai tecnici, è un governo che non ha la forza necessaria per affrontare quelle riforme importanti per uscire dalla crisi, iniziando dal risanamento del bilancio. Il 2012 sarà un anno particolarmente difficile per la Regione e noi abbiamo chiesto che venga affrontato con serietà dalle forze politiche con un vincolo di solidarietà diverso da quello che c'è stato finora». Piraino lascia e in cambio viene nominato presidente del partito. Per la capogruppo Giulia Adamo d'ora in avanti all'Ars il partito di Casini valuterà ogni singolo provvedimento e deciderà di conseguenza la posizione da assumere». I centristi non accettano più la strategia del governo tecnico e visto che Lombardo è frenato dal Pd lacerato da conflitti interni che non gli consentono di dare caratura politica all'appoggio esterno, ecco che l'Udc ha rotto gli indugi. Tutti a insistere però sull'aspetto autenticamente politico della rottura, non legata assolutamente a questioni di nomine di assessori o direttori. Su cui comunque ieri la giunta di governo ha preferito non decidere rinviando a giorno 30 (salvo per alcuni casi, di cui riferiamo in questa stessa pagina). Il presidente Raffaele Lombardo ha apprezzato il tono "conciliante" del documento finale esitato dall'assemblea Udc e anzi ha parlato di necessità «di avviare una fase nuova, esigenza avvertita da tanti ma rispetto alla quale forse non si era colta l'importanza e l'urgenza ad andare oltre». Analogo il commento di Fli che con il coordinatore Carmelo Briguglio sottolinea il «serio e costruttivo invito al presidente e ai partiti che lo sostengono al fine di aprire un fase politica nuova per la nostra regione che vedrà il partito di Casini e D'Alia tornare a partecipare a una compagine guidata dal governatore» «Futuro e Libertà - aggiunge - che è forza politica di innovazione e cambiamento in questo passaggio decisivo sta svolgendo un'azione di dialogo e di coesione tra i partiti del Terzo Polo, area nella quale deve essere incluso a pieno titolo l'Mpa, e che ora deve esercitare una comune e forte leadership politica e culturale per guidare la nuova fase di governo, in piena intesa col presidente della Regione». Di tenore diverso i commenti dei coordinatori del Pdl Giuseppe Castiglione e Mimmo Nania: «Finalmente l'Udc si è resa conto dell'incapacità di questo governo nell'affrontare le vere riforme per lo sviluppo della Sicilia. In meno di tre anni, quindi, cala il sipario sul quarto governo Lombardo che ha dimostrato tutti i suoi limiti per un'azione seria di rilancio dell'economia isolana. In questo particolare momento, piace ricordare le ottime esperienze di collaborazione in Sicilia tra Pdl e Udc, animate dalla condivisione dei valori dall'affrontare le emergenze sociali. Auspichiamo che si possa ritornare su percorsi comuni». Attendista il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè: «No so quali siano le reali motivazioni che hanno indotto l'Udc a uscire dal governo in Sicilia. L'impressione è che il partito di Casini abbia in mano il pallino del gioco e stia imparando velocemente a "dare le carte"». Più distaccato il commento di Giuseppe Lupo, segretario Pd: «Lo scontro di potere in atto tra Mpa e Udc penalizza la Sicilia. Per noi le priorità sono sviluppo e lavoro; basta parlare di governo e sottogoverno, è momento di affrontare i veri problemi che interessano le famiglie e le imprese». ma. cav.

a cura di Peppe Paino

Data notizia: 28/12/2011

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