La mia Cina

La mia Cina Tutti i viaggi regalano forti emozioni e arricchiscono il bagaglio culturale di chi li vive, ma sicuramente quello che sto per raccontare lascia una grande ricchezza interiore. Perlomeno a me. Parola di chi ha girato il mondo. Sono stata in Cina, nel paese che sta per ospitare le Olimpiadi e che distrugge interi villaggi per costruire una diga. Un paese sotto i riflettori delle organizzazioni internazionali per la garanzia e la tutela dei diritti civili, umani e animali. Il paese della secolare questione dell’autonomia o della dipendenza del Tibet, guidato dal Dalai Lama, Premio Nobel per la pace 1989. Il paese che sta contando troppi morti per un catastrofico terremoto che l’ha recentemente colpito. Ma questa è un’altra storia. Quello che vorrei raccontare è un viaggio durante il quale ho vissuto tre grandi e meravigliose realtà cittadine cinesi: Shangai, Pechino e Xian. Non so da dove cominciare. Banalmente le tre cose che mi sono piaciute di più sono: la grande muraglia, l’esercito di terracotta e la gente, così diversa da noi per tratti somatici ed abitudini e così uguale appena li incontri al primo impatto. E l’antica civiltà. Così simile invece alla nostra per grandezza e magnificenza, così diversa per stili architettonici, colori e materiali. Orgogliosa, fiera e ovattata nella bellezza e nell’armonia dell’impero romano; ignorante di cosa succedesse durante il nostro storico splendore dall’altra parte del mondo mi sono innamorata della grande muraglia e dell’esercito di terracotta, ma andiamo con ordine. Decido di rivivere in ordine cronologico la mia Cina. Shangai. La New York della Repubblica Popolare Cinese. Come tutte le belle città è divisa da un fiume. Huangpu. Obbligatoria la passeggiata tra le due sponde: una ricca di grattacieli, torri e strutture avveniristiche (il distretto finanziario di Pudong); l’altra europea, elegante, arricchita da palazzi coloniali che ci riportano alle nostre capitali, piena di bei locali (il Bund). Shangai è bella, moderna, trafficatissima. Neanche a Napoli ho vissuto il caos di macchine, che non so come riescono a camminare sfiorandosi, rischiando perennemente un incidente. I taxi sono accessibili a tutte le tasche e rimangono il mezzo maggiormente utilizzato da tutti i cittadini, non solo dai turisti. E’ quasi sempre facile trovarne liberi, tranne la sera nelle zone vicine ai mercatini in chiusura. I mercatini. Noi li prendiamo d’assalto cercando la borsa griffata che non ci possiamo permettere a Via Condotti, ma a nostra volta siamo presi d’assalto da frotte di cinesi che senza il nostro consenso ci seguono in ogni negozio per subentrare nella trattativa finale ed avere una mancia dal negoziante in caso di conclusione di affari. Attenzione: riconoscono i falsi che indossi e te li fanno notare! I mercatini cinesi sono bellissimi. Al chiuso, multipiano, ricchissimi. Ogni piano è specializzato in valigeria, piuttosto che sport, abbigliamento, moda adulti e bambini, tè. Ogni negozio è una scatola cinese: c’è una parete che divide un altro ambiente e poi un altro e un altro ancora. Si distinguono in lunghezza e diversa qualità. Molto turistico, ben curato e affascinante il quartiere storico che offre mille negozietti di tè e spezie orientali, alberi addobbati con lanterne rosse, palazzi con tetti tradizionali cinesi e grandi aree verdi di giardini. A Shangai è stata costruita la prima ferrovia a levitazione magnetica al mondo per il treno che collega l’aeroporto internazionale di Pudong alla stazione cittadina di Long Yang Road: percorre 30 km in sette minuti e raggiunge la velocità di oltre i 400 km orari (indicati su un display durante la marcia). Da utilizzare anche per evitare il traffico caotico della città! E da questo aeroporto sono partita per Pechino, la capitale, dove ho cercato invano le biciclette. Oggi i pechinesi girano in macchina ed il traffico sembra solo leggermente meno pericoloso di quello di Shangai. Pechino è la storia della Cina, almeno nel mio immaginario. Che emozione la Città Proibita, già rivelata anche dal capolavoro cinematografico di Bertolucci; che sensazione negativa il grigiore dell’immensa ma triste Piazza Tienanmen; che splendore il Tempio del Cielo, ricco di giardini in cui la gente gioca , balla e canta. Penso al Central Park di New York ed all’Ipod, lì si corre da soli con la musica nelle orecchie, qui nonni e bambini (che entrano gratuitamente) trascorrono buona parte del proprio tempo insieme per una vita di comunione e partecipazione. Che meraviglia il palazzo d’Estate, dove la Corte trascorreva il periodo estivo. Discorso ed emozione a parte merita il Tempio dei Lama, dove mi sono sentita assolutamente fuori luogo come turista, in quanto lì i buddisti vanno a pregare sul serio ed è tutto un incenso. “Profana nel sacro”. Una giornata a Pechino va interamente dedicata alla grande muraglia cinese a Badaling, fatta costruire dall’Imperatore Qin Shi Huangdi, immensa e faticosissima da percorrere oggi con le scarpe da ginnastica, penso a ieri con le armature dell’epoca. Al ritorno sosta quasi obbligatoria alle tombe dei Ming. Gli stili architettonici predominanti di Pechino sono tre: l’architettura tradizionale, l’architettura anni 70 e l’architettura moderna. Fra i tradizionali stili architettonici di Pechino spicca quello Siheyam: un edificio siheyam è una costruzione quadrata dotata di un cortile interno nel quale si affacciano le stanze della casa, queste tipiche abitazioni pechinesi sorgono lungo i vicoli hutong e fare una passeggiata in questi vicoli da la sensazione di entrare un po’ nella vera vita popolare cinese. I vicoli strettissimi permettono il cammino solo a persone o biciclette (qui le troviamo!) e la logica turistica arriva in maniera non proprio discreta anche nei hutong, dove incontri indigeni che propongono con insistenza un giro sul risciò. Ma la capitale cinese è pure mercati. Della seta e delle perle, ma anche delle solite griffe europee. La sera? Si possono frequentare locali che non hanno nulla da invidiare a Miami Beach! Eccomi a Xian, capitale di tredici dinastie. Dopo un interessante giro ad una quarantina di chilometri dalla città, a Huaqing Hot Springs, il palazzo della gloriosa purezza, che è un insieme di edifici con giardini dove ci sono le terme naturali della sorgente di acqua calda che sgorga dal vicino monte Lishan. Dopo questo tour nei luoghi testimoni dell’amore tra l’Imperatore Xuanzong e l’amatissima concubina Yang Guifei, mi dirigo verso la meta più ambita del viaggio. Eccomi di fronte all’esercito di terracotta. Semplicemente emozionante. Sembra la clonazione di un paese, cavalli compresi, e fa venir voglia di studiare la vita di chi lo ha commissionato per capire testa ed esperienza del solito Qin Shi Huangdi. Tre sono i padiglioni dedicati ad una delle meraviglie del mondo, quello dell’esercito conta una superficie di tre stadi di calcio al coperto occupata da meravigliose statue con visi ed espressioni una diversa dall’altra. Magnifici anche gli altri padiglioni, interessante il filmato sulla storia e sul ritrovamento delle prime statue avvenuto nel 1974 ad opera di un contadino, ormai manager di se stesso (ammesso che sia lui), che si rifiuta di concedere foto o autografi, se non in cambio dell’acquisto della guida del posto. Dove sono fortuna e romanticismo? Ora consigli, suggerimenti e commenti utili per chi sceglierà come meta del proprio viaggio la Cina. In Cina ci sono in grande maggioranza bagni alla turca; è normale che in qualunque ambiente o situazione uomini e donne sputino; il cielo non è mai azzurro, è sempre grigio e “capposo”; si mangia benissimo e non solo tè e riso; quasi nessuno parla inglese ed è necessario girare con foglietti su cui sono scritti in cinese i posti da raggiungere, per non rischiare di non arrivarci mai….d’altronde i cinesi non si capiscono neanche fra loro, anche grazie ai tanti dialetti che utilizzano!

, a cura di Daniela Bruzzone

Data notizia: 6/10/2008

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