L'Italia scopre " Nostra signora dei vulcani"

L'Italia scopre " Nostra signora dei vulcani" Il Secolo d’Italia Luca Maurelli Nell’accezione comune il vulcano è il rilievo formato dalle masse di rocce ignee eruttate dall’interno della terra: magma, polveri, gas, vapori e materiali fusi solidi, cenere, lapilli, gas, scorie varie e vapore acqueo. Per un’artista, invece, il vulcano può essere solo uno spazio dello spirito ma altrettanto incandescente e generoso di lampi metafisici, intuizioni, ispirazioni, sogni e talvolta dolore. Loredana Salzano, meglio conosciuta come “nostra signora dei vulcani” dipinge, scolpisce, scrive libri con le stesse mani da artista delicata e un po’ visionaria con cui accarezza o schiaffeggia dolcemente i figli quando fanno una marachella. Il gioco dell’arte per lei, campana di nascita ma siciliana per scelta, è un continuo tourbillon di elementi, fisici e spirituali: il fuoco e la cenere, il vulcano e la luna, la gioia e il dolore come la guerra e la pace. Nascere all’ombra del Vesuvio, osservarlo dalla finestra di casa come si fa con un vicino simpatico ma vagamente minaccioso, per poi andare a vivere nell’arcipelago vulcanico delle Eolie, significa andare lontano senza muoversi mai. Loredana ha scelto di vivere in Sicilia da molti anni e lì ha trovato l’ispirazione per dare corpo alla sua creatività di artista polivalente che guarda agli elementi fisici con curiosità ma che attinge spunti anche dagli sguardi e dalle tracce di sogni di bambini. Del suo laboratorio ha così fatto un’isola nell’isola. Lipari è la più grande delle Eolie, la porzione emersa di un grande apparato vulcanico, con rocce antiche affioranti sull’isola databili fino a 223.000 anni fa. Un luogo turistico, certo, ma per due o tre mesi all’anno, per poi diventare una piccola comunità raccolta nel proprio isolamento dorato e pronta a lanciare un ponte ideale verso la terraferma. Un ponte che la Salzano, da anni, ha costruito con le sue opere e si suoi racconti. Da casa sua Loredana, a Lipari come a Napoli, calpesta un vulcano che dorme ma che si sente ancora attivo, proprio come il Vesuvio. In pochi anni, nella splendida isola siciliana, l’artista 35enne,originaria di Nocera, ha trasformato il suo laboratorio creativo (Artemotiva) in un’agorà artistica aperta al contributo di tutti: un’officina delle arti che sforna quadri, ceramiche e libri, opere pronte a decollare per la terraferma, il resto d’Italia, in mostre ed esposizioni con le quali la signora dei vulcani esporta se stessa e la sua idea di Sud, in eterna lotta tra bene e male. Ceramiche artistiche, pitture informali e materiche, sculture con materiali di recupero, provenienti dal mare e dalla terra e acquerelli. La sua formazione artistica deriva dalla frequentazione delle “botteghe” di pittori e ceramisti della costiera amalfitana ma è arricchita da sperimentazioni originali e isolane fortemente influenzate dal vulcano e dalla sua forma triangolare. Il tratto più ricorrente e distintivo delle sue opere è infatti, il vulcano: una donna-vulcano che dispensa vita e morte, fonte inesauribile di energia. Come scrivono i critici d’arte, la sua donna-vulcano è spesso rappresentata in chiave ironica ma le sue opere in apparenza leggere, eteree, delicate, nascondono, ma non tanto, una forza vitale dirompente. Immediata è l’impronta matriarcale, la potenza femminile. I suoi vulcani rossi di lava sono vivi, dinamici e, sebbene le immagini siano un misto di realtà e sogno, sono assolutamente terreni. E tutti sono prigionieri della loro stessa forza creativa, come le donne. La geometria del vulcano, triangolare, iscritta in un quadrangolo non è altro che la rappresentazione di Gea, un utero primordiale imprigionato da un tetragono Saturno. Non c’è fuga, non c’è scampo apparente ma la Salzano sa usare la propria femminilità e la femminilità del vulcano come un grido di autonomia, di ribellione e di affermazione. Secondo i critici, i vulcani di Loredana Salzano sono dunque l’immagine di un ventre dentro cui si agitano ricordi, citazioni, forme, impressioni vaghe, dolore e felicità, desiderio, noia, paura e inconscio. Il vulcano diventa così una scatola di vetro che si fa, di volta in volta, bottiglia, camino, cuore, carta di cioccolatino, strumento musicale, figura viva, natura morta, cartolina di una cartolina, ri-contestualizzazione della sua convenzione visiva. I lavori della Salzano sono immediatamente percepiti come espressioni dell’anima, eruzioni inarrestabili di energia e turbamenti. Quadri di lettura istintiva che hanno ottenuto, negli anni, importanti riconoscimenti anche in premi di rilievo nazionale, come il secondo posto ottenuto da Loredana alla prima edizione del “Concorso Arte contemporanea 2009” di Messina con l’opera dal titolo “Estrattori di allume-luna”. Sul perché siano proprio i vulcani ad essere al centro del flusso creativo dell’artista è lei stessa a spiegarlo: «Perché il vulcano è arte del profondo. Esso è donna sola e potente. È fuoriuscita di pensieri densi; è filo rosso tessuto alle radici; è movimento d’onda che incanta e disorienta». Loredana Salzano esprime se stessa anche con i versi, recentemente raccolti nell’opera: “Isole brade”. Una raccolta di poesie di una delicata bellezza sospese tra realtà e sogno, intrise di mare, impregnate di colori e profumi di questo lembo di terra siciliano all’incrocio dei venti e baciato da Afrodite. Una natura selvaggia, brulla e cristallina raccolta e proiettata in queste opere dalle quali emerge un raffinato tentativo, più che riuscito, di dare poesia, luce e corposità agli animi femminili che ruotano nella sua vita. Ed una donna in particolare, sua figlia Caterina («Attraverso i suoi occhi riesco a vedere ciò che credevo scomparso, ma che in realtà è solo sommerso»), le ha ispirato forse il suo quadro più bello, o quantomeno il più rappresentativo: “Uno due tre... Luna”. Quest’ ultima è la prima opera della nuova serie delle “lune ludiche” e riprende, nello specifico, in maniera più che evidente nel titolo: “Un ,due ,tre.. stella”, il gioco dei bambini. «Dei bambini c’è il grafismo fanciullesco – spiega lei – e come solo ai bambini accade, rimane la sorpresa, lo stupore, la gioia. In qualche modo un viaggio alla scoperta, o alla riscoperta, della Luna che resta la proiezione dei sogni e delle umane aspettative». Si tratta di opere di una delicata bellezza, ma al tempo stesso, vive, piene, materiche, spesso sospese tra realtà e sogno, intrise di mare,impregnate dei colori di quest’antica terra di Sicilia, e cariche di tutta l’energia che solo i vulcani sono capaci di trasmettere con la loro presenza. E sono proprio i vulcani, quale fonte inesauribile di energia creativa, spesso rivisitati in chiave onirica ed ironica, a rappresentare il tratto più ricorrente e distintivo della sua arte.

, a cura di Peppe Paino

Data notizia: 10/12/2009

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