Ingv aggiornerà quadro aree a rischio

Gazzetta del Sud Natalia La Rosa Un migliore servizio di allerta meteo, strade più sicure, individuazione puntuale delle aree a rischio. L'assemblea dei sindaci della provincia riunitasi ieri mattina a Palazzo dei Leoni, su invito del presidente Nanni Ricevuto, ha a lungo discusso di quanto accaduto nei giorni scorsi. Ma soprattutto ha delineato tempi e strategie per evitare che tragedie come questa si ripetano, o, quanto meno, per poter dire di avere comunque fatto tutto il possibile per impedirle. Nel documento approvato dai primi cittadini, innanzitutto si formulano alcune considerazioni che delineano un contesto davvero preoccupante: in una situazione di «evidente fragilità idrogeologica del territorio» si registra una «capacità predittiva da parte delle strutture di protezione civile insufficiente», un «intollerabile livello di esposizione della popolazione», una «risposta della rete viaria inadeguata», e una «pianificazione dei livelli di pericolosità e rischio idrogeologico e idraulico da approfondire». Tra l'altro, anche grazie ad un'approfondita relazione condotta dal geologo della Provincia Franco Roccaforte, si è ancora una volta ribadito come gran parte del territorio provinciale può essere considerata a rischio di eventi catastrofici "flash flood", come le trombe d'acqua. Si è dunque concluso che è necessario dotare il territorio di un servizio di previsione meteo «ad area limitata» che sia più attendibile, con anticipo fino a 72 ore e su una superficie di 15 km quadrati; ma è ugualmente urgente «procedere ad un aggiornamento dei piani di assetto idrogeologico», con scale di maggiore dettaglio e con l'individuazione di tutte le aree a rischio per l'ingrossamento repentino dei torrenti e altri fenomeni di rapido sviluppo e elevato potere distruttivo. A questo proposito, la Provincia si è fatta carico di predisporre un piano che coinvolga istituti di ricerca dello Stato, così da individuare «tutte le zone abitate a rischio di eventi franosi e i tratti di viabilità principale, come autostrade e strade statali, da mettere in sicurezza coinvolgendo il Cas e l'Anas». Senza dimenticare ovviamente i tratti di viabilità provinciale che talvolta rappresentano l'unica via di fuga dai centri collinari. E proprio per rispondere a tali quesiti, come sottolinea il presidente Ricevuto, oggi stesso la Provincia conferirà un incarico all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, al fine di aggiornare il Piano di assetto idrogeologico con l'inserimento delle aree a rischio "attuale". «Molte delle zone ricadenti nel Pai, infatti – chiarisce il presidente – sono "storicamente" a rischio. Ma soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti vanno delineate nuove criticità». Per quanto riguarda il servizio meteo, invece, Ricevuto annuncia che potrebbe essere avviata una convenzione con quello appena attivato dalla Regione: «Ma se non dovesse essere sufficiente, ci penseremo direttamente». Per quanto riguarda la viabilità, il problema più impellente è ovviamente trovare i fondi: «Abbiamo già diverse idee – rileva Ricevuto – ne parleremo al più presto con Cas e Anas. Inoltre, solleciteremo sia l'anticipazione dell'impiego dei 100 milioni di euro per i minisvincoli, sia la disponibilità dei finanziamenti per la seconda e terza annualità dei progetti riguardanti le strade provinciali». Ma c'è un altro aspetto di cui nell'immediato la Provincia si occuperà: «Avvieremo con la Regione – annuncia – un confronto sereno volto a pagare al più presto gli indennizzi ai Comuni danneggiati in passato. È accaduto sia nella zona tirrenica che in quella ionica, e ancora non si è visto un soldo». Intanto ieri oltre ai colleghi della provincia, è intervenuto anche il sindaco Giuseppe Buzzanca, che si è scagliato contro chi fa «sciacallaggio politico», anche dalla sua stessa coalizione: «Alcuni – afferma – hanno cavalcato la tigre dell'abusivismo, dando all'ente locale colpe che non ha». Anche Buzzanca ha poi concordato sulla necessità di un organo istituzionale di alta levatura che conduca indagini geomorfologiche «per capire se è possibile conservare e ricostruire rapidamente. Se possiamo salvare le aree abitate esistenti lo faremo, altrimenti saremo irremovibili».

, a cura di Peppe Paino

Data notizia: 10/14/2009

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